Tra i 150 mila soggetti colpiti ogni anno da un infarto in Italia, una piccola percentuale è legata non solo a fattori di rischio tradizionali (fumo, obesità, colesterolo, stile di vita), quanto ad un evento particolarmente stressante psichico, ad esempio un lutto oppure un litigio. Si tratta di una sindrome relativamente nuova e anche questo tema sarà trattato nella riunione scientifica in programma sabato 16 aprile (8 inizio ore 9) alla sala convegni del ‘Quattrotorri’ di Corciano, curata da Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri).

I particolari A seguire l’incontro tra cardiologi e pazienti, in una tavola rotonda allargata ad altri 13 centri collegati via satellite. ‘La vita dopo l’infarto: cosa è importante sapere’, è il titolo della campagna di informazione rivolta a quanti hanno affrontato una patologia cardiovascolare, ma anche alle persone che vivono momenti di grande stress emotivo e fisico, che ugualmente determinano patologie gravi. «Noi cardiologi la definiamo sindrome “tako-tsubo”, perché la prima descrizione di questo fenomeno fu fatta in Giappone negli anni ’90 – ricorda Adriano Murrone presidente di Anmco Umbria in una nota dell’ufficio stampa dell’azienda ospedaliera di Perugia -. Nella riunione di sabato si parlerà anche di questa patologia, chiamata così perché “tako tsubo” in giapponese è una sorta di anfora utilizzata dai pescatori giapponesi per pescare i polipi, con una forte somiglianza ad un cuore colpito da una sindrome di cui ancora non si conoscono compiutamente i meccanismi che la determinano. I sintomi nella fase iniziale sono quelli dell’infarto – dolore toracico e/o dispnea e alterazioni all’elettrocardiogramma – ma non riferibili a una patologia acuta delle coronarie».

Alcuni elementi scientifici Trattandosi di una patologia relativamente studiata da poco tempo per ottenere dati scientifici attendibili è necessario mettere insieme i casi di più centri . «Ad oggi sono state esaminate alcune centinaia di casi di sindrome tako-tsubo ed è emerso che nell’ 80% dei casi la patologia è preceduta da un evento con grave stress psichico legato ad un dolore intenso come è ad esempio un lutto, o la perdita del lavoro, o una separazione nella coppia – aggiunge Murrone-. Dai dati esaminati è emerso che colpisce prevalentemente le donne (90% dei casi), soprattutto in età post-menopausa. Più recentemente è stata scientificamente esaminata anche l’ipotesi che l’evento stressante possa essere non solo negativo ma anche positivo, come ad esempio una gioia intensa. La sindrome è più frequente in estate e durante il giorno (rispetto alla notte) e, pur essendo gravata da complicanze talora importanti nella fase acuta, nella maggior parte dei casi la prognosi, cioè l’andamento nel tempo della patologia, è benigno, con completa risoluzione delle anomalie cardiache».

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