di Mar. Ros.
Disinformazione, poca educazione, risorse economiche scarse, segnaletica eccessiva, infrastrutture inadeguate e pubblicità diseducativa. Questi i fattori da scardinare come primo passo per ridurre i morti sulle strade. È emerso da un incontro tra istituzioni, Aci, Cittadinanza attiva, circolo sociale Volta e Associazione familiari e vittime della strada onlus, come base di un coordinamento di forze per arginare il fenomeno.
Dati In Umbria, dal 2013 al 2014 il numero di decessi a causa di sinistro sono diminuiti sensibilmente passando da 61 unità a 47, ma mentre nella provincia di Perugia si è passati da 47 morti sulla strada a 29, a Terni il numero è cresciuto (18 vittime nel 2014 rispetto alle 14 del 2013, se ne erano verificate 10 nel 2012). Sono i dati forniti dell’Automobile club Italia, che su scala nazionale registra invece un calo di mortalità per incidenti dello 0,6 %.
Aci «La sinergia tra Regione, enti locali e associazioni è fondamentale ha esordito il presidente dell’Aci di Terni Mario Andrea Bartolini – L’auromobile club Italia vorrebbe assumere su di sé il ruolo di Agenzia regionale della sicurezza stradale perché occorre controllo e analisi delle priorità anche sugli interventi legislativi. Tanto quanto serve un quadro di pericolosità delle strade e una pianificazione dei lavori di adeguamento e dello stanziamento di risorse».
Regione Una prima risposta concreta alle esigenze poste dall’Aci, arriva direttamente da Palazzo Donini. L’assessore regionale Giuseppe Chianella, presente venerdì a Terni ha detto: «Con l’approvazione dell’assestamento di bilancio abbiamo liberato 6 milioni di euro a favore dell’adeguamento infrastrutturale. Le province stanno provvedendo ad una ricognizione puntuale degli interventi necessari sulle arterie dell’Umbria ed è lì che si andrà a lavorare. È inoltre nelle intenzioni della giunta potenziare il centro di monitoraggio degli incidenti stradali in modo da avere sempre il quadro della situazione e informazioni utili per migliorarsi. Larga parte di questo lavoro spetterà alle polizie municipali».
Associazioni Come l’Aci, le associazioni presenti hanno chiesto alle istituzioni risposte rapide e concrete per migliorare la sicurezza stradale, elaborando svariate riflessioni: «L’Umbria è virtuosa – afferma Daniele Giocondi di Cittadinanza attiva -, negli ultimi 4 anni nella nostra regione si è registrato un calo di decessi del 40 %, ma il dato è appesantito dalle vittime di Terni, qui occorre intervenire maggiormente. Alla Regione – prosegue – chiediamo una spinta sul governo nazionale perché sia approvato la legge sull’omicidio stradale, agli enti locali che il 50% dei proventi contravvenzionali siano utilizzati per manutenere le arterie viarie e migliorare la segnaletica».
Giacchetti «Sappiamo che il nostro incarico pro tempore non è fine a sé stesso – ha detto l’assessore alla mobilità del Comune di Terni – conosciamo la nostra missione e siamo anche consapevoli della difficoltà nel reperire risorse, ma questo lavoro di coordinamento con Aci e le altre associazioni è senza dubbio il primo fondamentale tassello per dare risposte concrete. Serve prevenzione, corretta informazione ed educazione. Da parte del Comune piena disponibilità a dare risposte concrete in sinergia con la Regione e con le associazioni presenti oggi, l’Aci è partner ufficiale dell’ente in questo senso».
Cultura La questione ha aperto la strada anche a considerazioni inusuali che spesso vengono tralasciate pur essendo parte integrante del tema trattato: «C’è un problema di cultura alla base di una sicurezza stradale che vacilla – ha detto il presidente della Onlus Marcello Fiaschini -, lo fa pensare il pedone che ringrazia l’automobilista che lo fa attraversare, così come le proteste per i provvedimenti delle forze dell’ordine, ma è meglio un figlio che torna a casa senza patente piuttosto che rientri una patente senza figlio. E poi prosegue – la comunicazione di massa quando viene introdotto un nuovo veicolo nel mercato. Non si parla mai di sistemi di sicurezza, si punta sulle prestazioni motoristiche, sul confort e sull’estetica». Giacchetti: «Tutto vero, ma la pubblicità si adegua ad un modello precostituito».
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