L'inceneritore di Terni

di D.B.

L’ombra di un nuovo inceneritore in Umbria sembra allontanarsi. Nel corso della Conferenza Stato Regioni di giovedì infatti queste ultime (a parte Lombardia e Campania), dopo il rinvio dei giorni scorsi hanno detto sì alle norme dell’articolo 35 dello Sblocca Italia nella parte riguardante la realizzazione di una rete nazionale di termovalorizzatori che copra il fabbisogno delle Regioni ancora scoperte in relazione al trattamento dei rifiuti. Rispetto a quanto previsto in precedenza, la novità «sta nel fatto che – ha spiegato alla fine della riunione la presidente Catiuscia Marini – il punto di verifica rispetto all’impiantistica prevista dal governo si subordina anche ad intese interregionali: se grazie a queste intese dimostriamo che tutto il fabbisogno viene smaltito non c’è bisogno di nuovi termovalorizzatori. È ciò che auspicavamo».

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Richiesta accolta «Il Governo – continua la presidente – ha accolto la richiesta delle Regioni di tener conto di accordi interregionali per la valutazione della nuova impiantistica di termovalorizzazione». Secondo il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti «si rompe di fatto il principio dell’autosufficienza, dello smaltimento dei rifiuti a livello regionale e si crea una rete di smaltimento dei rifiuti a livello nazionale. Questo ci aiuta molto ad impostare un lavoro serio per lo smaltimento dei rifiuti e ci serve anche per contrastare le infrazioni comunitarie a cui l’Italia è sottoposta in questo momento».

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Compiti a casa «Il piano – aggiunge il ministro – prevede un aggiornamento annuale che tenga conto, oltre ad altre cose, anche dei piani di smaltimento regionali». Le Regioni però dovranno fare i compiti a casa: «È chiaro – sottolinea Galletti -, e lo voglio dire con molta previsione, che questo piano parte dal presupposto che tutte le regioni arrivino al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Europa, quindi che centrino il 65 per cento di raccolta differenziata e che tutte colgano gli obiettivi di produzione dei rifiuti del 10 per cento; fatto questo conteggio – ha concluso – si individua ancora la necessità, del Paese in questo caso, di incenerimento, che equivale a 8 termovalorizzatori». L’accordo di giovedì secondo Marini permette alla Regione di continuare ad attuare il Piano regionale dei rifiuti e di accelerare sul fronte della raccolta differenziata. E proprio su questo punto è di pochi giorni fa la delibera di giunta con la quale si impone ai Comuni di adottare il porta a porta entro marzo e di centrare il 60 per cento di differenziata entro la fine dell’anno.

GIUNTA A COMUNI: ENTRO MARZO PORTA A PORTA E 60% DI DIFFERENZIATA A FINE 2016

Accordi E così ora «si impone un atteggiamento concreto e collaborativo delle amministrazioni comunali – sottolinea Marini – affinché gli obiettivi di raccolta differenziata stabiliti dal Piano si realizzino concretamente». Un altro obiettivo da centrare è il superamento del sistema delle discariche «e in questa direzione sarà importante – conclude la presidente – la definizione di accordi con la Regione Toscana con la quale già oggi su questo tema esiste una positiva collaborazione». In tema di rifiuti giovedì è stata la Lega Nord ad attaccare la Regione nel corso di una conferenza stampa tenuta all’hotel Brufani di Perugia dai vertici del partito insieme al senatore Stefano Candiani. «La Marini e il Pd – hanno detto – giocano sporco». La Lega ha ricordato che l’obiettivo era centrare il 65 per cento di differenziata già nel 2012, obiettivo in verità giudicato irrealistico anche dall’allora governo e negli anni scorsi posticipato al 2020.

Lega all’attacco «Oggi invece – ha detto Candiani – l’Umbria è al 50,6 per cento». Il consigliere regionale Emanuele Fiorini ha definito il sistema regionale «inefficiente e clientelare» e ha presentato insieme ai compagni di partito un dossier che «smonta cifra dopo cifra l’attuale Piano regionale di gestione dei rifiuti: c’è chi sui rifiuti dà i numeri, in tutti i sensi, e chi fornisce come noi i dati reali». A proposito dell’obiettivo di centrare il 65 per cento di raccolta nel 2017 secondo il partito «non puoi fare in pochi mesi – ha osservato il senatore Candiani – quello che non sei riuscito a fare in sei anni». Il dito viene poi puntato contro «i risultati diversi e fuori asse ottenuti dai vari Comuni» e «i cassonetti ancora presenti nelle strade mentre non dovrebbero più esserci». Dubbi vengono sollevati anche a proposito dei dati: «Quelli dichiarati dai Comuni – spiega il partito – non corrispondono con quelli della Regione e quindi qualcuno ha dichiarato cose non vere e di questo dovrà rispondere». Al termine della conferenza stampa Candiani ha poi annunciato che il 24 e il 26 febbraio in Umbria arriverà la commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti.

Comitato No Inceneritori Sul via libera è intervenuto anche il comitato No Inceneritori che per il 14 febbraio a Terni ha organizzato un corteo di protesta: «La Regione, che aveva annaspato dando pareri contrari, ha finalmente svelato le sue reali intenzioni votando a favore nell’ultima seduta di ieri. Non solo, come avevamo in qualche modo anticipato pubblicando il carteggio tra regione e ministero dell’ambiente, quello del nuovo inceneritore non era altro che lo specchietto per le allodole che serviva alla Regione solo per poter arrivare a dire, come fanno oggi, che non si farà il nuovo impianto. Ma il nuovo impianto non si sarebbe mai fatto. Ed è stata proprio la regione a dirlo quando nel carteggio col ministero indicava nell’istanza dell’inceneritore di Acea a Terni per bruciare altri rifiuti speciali un riferimento allo Sblocca Italia riportando quanto scritto dall’impresa nella documentazione presentata presso la Provincia di Terni. Un fatto grave a nostro avviso, poiché quella rappresenta nei fatti una indebita indicazione chiara al Governo su quali impianto in Umbria dovrà ricevere i rifiuti urbani da bruciare». Sulle intese interregionali col governo: «Apprendiamo che la sola modifica prevede l’accordo coi territori sul quantitativo di rifiuti da bruciare in base all’andamento della raccolta differenziata. E anche su questo la Regione, sempre nel carteggio col ministero, ipotizzando il raggiungimento del 68% di differenziata destina circa 60 mila tonnellate di rifiuti alla produzione di Css e una quantità variabile tra 30 mila e 70 mila tonnellate all’anno di rifiuto da bruciare negli inceneritori». Infine: «L’Umbria sembra aver costruito un accordo di collaborazione con la Toscana. Non è specificato nulla, ma è certo che sullo sfondo di tutta la questione rifiuti/sblocca Italia c’è l’ipotesi delle macroregioni già oggi pensata e proiettata sulla distribuzione geografica delle grandi multiutility, come Acea ed Hera, che ovviamente si stanno giocando la partita per chi si aggiudica la gestione dei rifiuti nel Perugino, vista la conclamata fine di Gesenu. Ci chiediamo cosa venga a fare e dire la presidente Marini al consiglio comunale di Terni previsto per il mese di febbraio votato con fervore unanime nella seduta passata. Sarà la solita farsa inscenata utile ad offrire una inevitabile esposizione mediatica priva di contenuti. Anche perché la sostanza è già stata concordata in altri livelli e luoghi. Ci domandiamo anche se l’amministrazione di Terni sia cosciente di tutto ciò oppure ci si troverà in un quadro di macroregione con Terni schiacciata nell’area Metropolitana di Roma. Proprio di questo scenario parleremo sabato 6 febbraio alle 17 presso Palazzo Gazzoli insieme ai comitati contro la discarica di Borgogiglione e Pietramelina, e il coordinamento No Inc che ha sventato il progetto di inceneritore progettato da Acea, Cerroni e Ama ad Albano Laziale».

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Twitter @DanieleBovi

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