Le scuole perugine si piazzano al 47esimo posto (Foto Troccoli)

di Dan. Bo.

Una scuola su quattro di quelle nei comuni di Perugia e Terni ha bisogno di manutenzione urgente. Se il rapporto di Legambiente disegna un quadro che secondo la presidente della sezione umbra dell’associazione è «sufficientemente tranquillo», l’analisi dei dati relativi alle 173 scuole dei due comuni (dagli asili a quelle medie) porta comunque alla luce elementi allarmanti e in parte già noti. Ad esempio solo il 17,92% per cento degli edifici, secondo «Ecosistema Scuola 2011», è costruito con criteri antisismici. Un dato che si lega strettamente a quello della vetustà degli edifici. Nel complesso la performance di Terni è migliore di quella di Perugia: la prima infatti si piazza al decimo posto sui 91 comuni analizzati da Legambiente tramite i questionari distribuiti alle amministrazioni, mentre Perugia si piazza ben più dietro, al 47esimo posto.

Vecchie Innanzitutto le scuole dei due comuni sono vecchie: solo il 7% degli edifici è stato costruito dopo il 1990, mentre quasi il 60% è sorto tra gli anni ’40 e gli anni ’70. Appena undici quelle realizzate con criteri antisismici mentre, nel complesso, oltre il 70% dei 23 mila studenti di Perugia e Terni si recano ogni giorno in scuole che sorgono su aree a rischio sismico. Altro dato negativo è quello che riguarda l’abbattimento delle barriere architettoniche: solo in 43 scuole su 173 infatti sono state eliminate, mentre il 71% ha i requisiti previsti dalle norme per quanto riguarda l’accessibilità. Solo l’11% poi ha una palestra.

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Certificati che mancano «Per quanto attiene alla sicurezza – sottolinea poi Legambiente in una nota – non è molto confortante sapere che nella totalità degli edifici vengono fatte le prove di evacuazione e che tutte hanno le porte antipanico se poi non tutte hanno le necessarie certificazioni. Infatti solo il 69,36% ha il certificato statico, il 46,24% l’idoneità statica, il 60,12% il certificato di agibilità, il 50,87% la certificazione igienico-sanitaria, il 54,34% il certificato di prevenzione incendi. La maggiore sicurezza si registra nelle scuole della città di Terni, dove tutti gli edifici hanno avuto il collaudo statico e l’idoneità statica».

Spesa per investimenti Pessima anche la prestazione riguardo all’utilizzo di energia da fonti rinnovabili, con l’Umbria in fondo alla classifica (3,47%) davanti solo al 2% della Campania e allo zero di Basilicata e Molise. Numeri migliori invece per l’impiego di lampadine a basso consumo, usate nel 73% dei casi.  Tra il 2009 e il 2010 inoltre è scesa la spesa media per investimenti in manutenzione straordinaria, che è passata dai 45 mila euro del 2009 ai 35 mila del 2010. Sale invece quella per la manutenzione ordinaria, da 1.530 euro a 5.233 euro. Anche per i servizi Terni primeggia su Perugia: nelle scuole ternane si mangiano più pasti biologici e la metà ha a disposizione la cucina interna. I pasti in Umbria però vengono ancora somministrati per circa il 20% utilizzando piatti di plastica o di carta e il 30% delle scuole non usa acqua di rubinetto.

Scarsità di risorse Per quanto riguarda le altre azioni ecocompatibili va segnalato che oltre il 60% delle scuole umbre fa la raccolta differenziata della plastica, il 55% del vetro e il 97% della carta. Sono invece meno attente alla raccolta di toner e cartucce per stampanti, fatta solo nel 19% dei casi. «La scarsità delle risorse a disposizione sicuramente è il limite maggiore che non permette di avere edifici scolastici adeguati e sicuri – commenta Alessandra Paciotto presidente di Legambiente Umbria – e comunque ci troviamo nella nostra regione in una situazione sufficientemente tranquilla. E’ necessario però che siano garantite organicità e stabilità delle risorse, perché l’edilizia scolastica divenga terreno di riqualificazione e gestione edilizia di eccellenza, attenta alla sostenibilità e alla vivibilità anche formativa dei luoghi dove ogni giorno vivono i cittadini più giovani. Occorre quindi intervenire in tempi brevi in quel 26% gli edifici che necessitano di interventi di manutenzione urgenti e individuate le risorse per mettere in sicurezza tutte le altre».

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