di Ivano Porfiri

Erano 1.500 per la questura, quasi 5 mila per gli organizzatori, molti lavoratori pubblici e pensionati, in piazza a Perugia per dire che «la situazione è drammatica» e «il lavoro viene prima di tutto» come recitava lo striscione in testa al corteo. Non certo una folla oceanica. Tanto che il grido di dolore più alto che sale in occasione dello sciopero generale forse viene da tutti coloro che alla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil non sono andati. Un segnale di certo non  bello di un contesto sociale che si sta sfaldando. «Bisogna anche capire – dice un lavoratore – un po’ sarà stata la pioggia, ma la crisi che morde forte e anche una giornata di lavoro può far sbarcare il lunario. Tra i colleghi poi c’è anche chi si è stancato dei sindacati, chi fa di tutta l’erba un fascio».

VIDEO. TRA I LAVORATORI IN PROTESTA

VIDEO. ANGELETTI A PERUGIA

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Vertenza Umbria «Siamo l’unica regione che, insieme al Friuli, sciopera per otto ore – ha spiegato il segretario regionale della Cgil, Mario Bravi – perché in Umbria la crisi è più grave che altrove. Abbiamo oltre 160 vertenze aperte, 41 mila disoccupati, 13 mila cassintegrati, due terzi dei quali in deroga, che rischiano di perdere tutto a fine anno. Più 27 mila scoraggiati, che hanno anche smesso di cercare lavoro. Per questo oggi lanciamo la vertenza Umbria».

Umbria esempio della decadenza In piazza c’erano molte delegazioni delle vertenze più gravi della regione: dall’Ast, alla Sgl Carbon («per il Ternano chiediamo che venga riconosciuto lo stato di ‘area di crisi complessa’», spiega Bravi), dalla Sangemini alla Merloni. «L’Umbria – ha detto dal palco il segretario nazionale della Uil, Luigi Angeletti, che ha chiuso la manifestazione – è l’esempio, la punta di diamante di come si e’ distrutto un sistema industriale abbastanza solido, distrutto in pochissimi anni. Abbiamo assistito a tanti funerali di imprese». E in piazza c’è chi il funerale lo ha riprodotto plasticamente, trasportando una bara di cartine corredata da tanti mazzetti di crisantemi.

Toccato il fondo «La ragione principale che ci porta qui oggi – ha spiegato Claudio Bendini, segretario Uil Umbria – è che questa legge di stabilità, ex legge di bilancio, non ci sta bene. Pur essendo la prima volta che, con la crisi, si fa una legge senza strettissimi vincoli con l’Unione europea, non si rilancia l’economia del Paese. In Italia oggi il problema non è più il debito pubblico, ma la mancata crescita». «Oggi  – ha affermato il segretario regionale Cisl, Ulderico Sbarra – con questa manifestazione si è colta la gravità della situazione, per testimoniare che il mondo del lavoro c’è e che serve un’inversione di rotta dopo aver toccato il fondo e senza sindacati non ci sarebbero proposte. Basta con lavoratori e pensionati bancomat di questa regione». Secondo Sbarra «il patto di cittadinanza si fa con le sanzioni sul fisco, chi evade deve andare in galera: è la partita del fisco, equo e redistribuito, quella più importante, o si manda un segnale o si crolla». E «le risorse vanno prese da rendite, ricchezze parassitarie, ma non c’è stato coraggio da parte del governo di attaccare rendite e privilegi, di detassare il lavoro, il governo ha scelto la lobby delle rendite».

Nel 2014 non si crescerà Dopo che sul palco si sono alternati uno studente e i tre segretari regionali della Triplice, per la conclusione di Angeletti, la piazza si era parecchio svuotata. «Siamo qui – ha esordito – perché nonostante quello che dicono i nostri governanti il futuro, soprattutto quello dei lavoratori, non migliorerà. Nel 2014 la disoccupazione aumenterà, anche se il nostro ministro dell’Economia ostenta ottimismo”. La legge di stabilità non ci sta bene – ha urlato -, perché era l’ultima occasione e non l’abbiamo colta, l’unico effetto che produrrà è stabilizzare la disoccupazione, non creerà lavoro». Angeletti ha contestato all’esecutivo di non aver adempiuto agli impegni presi. «Con le parole si chiudono le fabbriche, con gli annunci si perdono posti di lavoro mentre la situazione è drammatica». «Bisogna ridurre le tasse sul lavoro – ha sottolineato Angeletti -. Siamo l’unico paese al mondo in cui la gran parte dei lavoratori paga più tasse del suo datore di lavoro. Le nostre imprese – ha aggiunto – sono gravate da burocrazia e tasse tra le più alte al mondo, spesso non si trasferiscono per risparmiare sulla manodopera ma perché le regole non sono chiare, i procedimenti burocratici infiniti».

Politici attaccati alle poltrone Angeletti ha poi attaccato il sistema politico «Oggi – ha detto – fuori dai sindacati non c’è nessuno a pensare all’Italia. Le forze politiche sono impegnate 24 ore al giorno su come difendere le loro poltrone. Non si possono perdere un milione e 600 mila posti di lavoro e nemmeno un assessore, basta con questa casta intoccabile».

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