Sono Marche, Umbria e Veneto le tre regioni benchmark in materia di sanità. A deciderlo giovedì è stata la Conferenza Stato-Regioni, che era chiamata a individuare le tre «di riferimento per la determinazione del fabbisogno sanitario standard». «A noi – ha detto il coordinatore della commissione Affari finanziari della Conferenza delle Regioni Massimo Garavaglia, presidente del Comitato di settore Regioni Sanità – interessa si vada verso l’efficientamento del sistema. Comunque si tratta di una scelta nella continuità dato che le precedenti tre regioni individuate erano Emilia Romagna, Veneto e Umbria».
L’Indice La selezione, dalla quale erano ovviamente escluse le Regioni che stanno affrontando piani di rientro, è stata realizzata sulla base dell’IQE, ovvero dell’Indicatore per la qualità e l’efficienza ed elaborato tenendo conto del presupposto, «fondamentale e imprescindibile», che l’erogazione dei Lea fosse avvenuta nel rispetto dell’equilibrio economico. Tra i 19 indicatori presi in considerazione il punteggio della griglia dei Lea e dei risultati di esercizio valutati dal tavolo degli adempimenti relativi al 2013 (l’Umbria si trova all’ottavo posto secondo l’ultima classifica), la degenza media pre-operatoria su dati Sdo 2013, le percentuali di Drg ad alto rischi di inappropriatezza e anche la spesa farmaceutica pro capite e il costo medi dei ricoveri. A guidare la classifica Marche, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lombardia e Veneto, cinquina dalla quale poi la Conferenza ha scelto le tre citate.
Garavaglia «A noi interessa – ha continuato Garavaglia – che in sanità si vada verso l’efficientamento del sistema e sotto questo aspetto siamo molto preoccupati. Qualche lato positivo la legge di stabilità lo ha presentato, ma ci sono aspetti molto negativi, soprattutto sulla sanità. Faccio due esempi: i farmaci salvavita fuori tetto significano 308 milioni di spesa aggiuntiva a carico delle Regioni e quindi dei cittadini. L’altra questione riguarda la stabilizzazione dei precari: è stato scritto che queste persone vengono assunte ma non si sa bene con quale copertura. Si tratta di altri 320 milioni a carico del sistema sanitario; oltre 600 milioni, dunque, di costi aggiuntivi imprevisti. Ci avviciniamo in totale a tre miliardi di costi aggiuntivi ma considerando che l’incremento del Fondo sanitario per il 2016 è solo di 1 miliardo, siamo 2 miliardi sotto. Questo metterà in serie difficoltà le Regioni in piano di rientro dal deficit sanitario».
