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giovedì 5 agosto - Aggiornato alle 23:18

Sanità, sindacati chiedono audizione in commissione: senza risposte sciopero possibile

Niente assunzioni né indennità Covid al personale e monta la rabbia: «Situazione critica, gli ospedali del territorio non hanno ripreso attività»

Fabrizio Troccoli

Lo stato di agitazione è stato riaperto e sarà richiesta un’audizione alla Terza commissione del consiglio regionale,  ma non è escluso che gli operatori del mondo sanitario possano arrivare a proclamare lo sciopero.

Possibile sciopero sanità A dirlo, mercoledì mattina, nell’ambito di una conferenza stampa, sono stati i rappresentanti sindacali di Fp-Cgil, Fp-Cisl, Uil-Fpl, Fials e Nursing up dell’Umbria, tornando a evidenziare come la Regione non abbia ancora proceduto alle oltre 1.500 assunzioni a tempo indeterminato che era erano stato assicurate, né alla firma del contratto decentrato, oltreché delle indennità per le attività Covid, su cui recentemente e per una svista contabile è arrivato un taglio di 2,8 milioni.

Sindacati preoccupati «Siamo davvero preoccupati per la tenuta del sistema sanitario regionale» è stato il messaggio dei rappresentanti sindacali, secondo cui anche «le difficoltà che si sono palesate nella chiusura del bilancio 2020, la notevole crescita della mobilità passiva dei pazienti verso altre regioni, le liste d’attesa che continuano ad allungarsi, rappresentano un forte campanello d’allarme rispetto alla qualità della sanità umbra e alla sua capacità di risposta ai bisogni di salute della cittadinanza».

Mobilità passiva anche per medici Sulla mobilità passiva, in particolare, i rappresentati dei lavoratori hanno voluto nuovamente evidenziare come questa non riguardi soltanto i pazienti umbri che vanno in altre regione a farsi curare, ma anche lo stesso personale sanitario visto che altrove  offrono condizioni migliori sia da un punto di vista economico (contratti decentrati) che lavorativo. In questo senso i rappresentanti dei lavoratori hanno stigmatizzato come si possa parlare di tragedia per la sanità Umbria se chi si laurea all’Università di Perugia poi va a lavorare in Toscana o in Emilia, perché significa in prospettiva essere sempre meno in grado di garantire risposte di qualità ai cittadini della nostra regione.

«Ospedali del territorio non hanno ripreso attività» I sindacati, poi, calcano la mano anche sugli «ospedali del territorio che non hanno ripreso le attività ordinarie», malgrado le comunicazioni di Usl e Regione sul ripristino dei servizi: «Anche prenotando una semplice gastroscopia – sostengono i rappresentati dei lavoratori – si tocca con mano la grande difficoltà del sistema, col risultato che chi se lo può permettere si rivolge al privato, mentre per tutti gli altri la soluzione è uscire dall’Umbria, andando ulteriormente ad appesantire la passività economica».

Verso richiesta audizione Infine, la rabbia per i «tentativi compiuti per tre mesi con la giunta regionale al fine di trovare soluzioni condivise che evitassero la mobilitazione, ma la risposta – hanno concluso i sindacati – è stata l’ulteriore taglio delle risorse già concordate per l’indennità Covid e a questo punto non ci resta altra strada che quella di tornare a confrontarci con i lavoratori e riprendere il percorso di lotta per il giusto riconoscimento del lavoro sanitario e soprattutto per la tenuta del sistema pubblico. Il primo passaggio sarà una richiesta di audizione presso la Terza commissione regionale e poi, se non ci saranno risposte immediate, torneremo a far sentire la voce di chi lavora in sanità attraverso tutte le forme di mobilitazione che si renderanno necessarie».

 

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