Un medico al lavoro

di D.B.

E’ un giudizio duro quello che la Cgil dell’Umbria dà su alcune parti della convenzione Regione-Università firmata nei giorni scorsi a Perugia. In una nota in particolare Mario Bravi, Vanda Scarpelli, Amedeo Zupi e Fabio Preiti bocciano i dipartimenti interaziendali e l’ormai noto «Allegato C», quello che ridisegna le strutture complesse riducendole da 94 a 81 e che contiene «limiti evidenti». Ed è proprio questa riduzione uno dei punti contestati dalla Cgil: «Viene tanto enfatizzato – scrivono – un taglio supposto in 13 strutture complesse (i primariati) e la riduzione dei dipartimenti da 21 a 12, ma guardando dentro, si scopre che la maggior parte già non sono ricoperte o sono ad esaurimento, cioè si aspetta che l’attuale primario vada in pensione. Per alcuni ci vogliono 5 anni e per altri perfino 10 anni».

ECCO COME CAMBIANO LE STRUTTURE COMPLESSE

Le critiche Sui nuovi dipartimenti interaziendali il sindacato osserva che la loro attuazione, «così come concepita», ovvero «con la soppressione di tutti i dipartimenti aziendali, può produrre un risparmio di 180 mila euro all’anno, ma rischia di minare alle fondamenta la governance dei servizi delle due aziende e non ne valorizza le rispettive peculiarità». Una governance che la Cgil giudica confusa: «Un capo dipartimento – scrivono infatti – dovrebbe decidere su budget personale, spazi, strumentazione di strutture che fanno capo ad altra azienda autonoma, con un altro direttore generale. E da tutti questi elementi emerge un dato sostanziale: la gestione delle aziende è sostanzialmente confusa». Bocciata anche l’istituzione di una nuova Chirurgia maxillo-facciale per Perugia, «che si aggiunge a quella di Terni non si sa sulla base di quali dati epidemiologici». In sintesi un pacchetto di misure dove «è difficile individuare risparmi reali» anche considerando che «nel 2015 verranno meno 150 milioni di finanziamento».

L’attacco di Manganello La Regione inoltre finisce nel mirino anche del sindaco di Città della Pieve Riccardo Manganello. Stavolta sul banco degli accusati c’è la scelta, da parte della Regione, di spendere 800 mila euro per l’adeguamento sismico della struttura del Sant’Agostino di Castiglione del Lago. Scelta che fa tornare in auge l’annosa questione della richiesta, da parte del Trasimeno, di un suo ospedale. La riforma della sanità votata a novembre però non lo prevede e per quello della Pieve disegna un futuro nel quale si occuperà solo di alcune specializzazioni. E il territorio, così, ribolle. Le parole di Manganello, Pd, sono durissime: quella fatta su Castiglione del Lago, «che senza questi interventi non sarebbe più conforme nemmeno ai nuovi standard di sicurezza», è una scelta che rappresenta «l’ennesimo cattivo frutto dell’ormai insostenibile vuoto politico con cui la Regione risponde alle richieste irrinunciabili di servizi e di buona amministrazione della Sanità nel Pievese e nel Trasimeno». Il sindaco parla poi di «assenza di progettualità e di soluzioni» e fa capire che aspetta una risposta da parte della presidente visto che i pievesi «chiedono un confronto aperto».