di Chiara Fabrizi

In Umbria per un’emergenza da codice giallo e rosso l’ambulanza impiega 20 minuti ad arrivare, a fronte del limite dei 18 minuti fissati dai Livelli essenziali assistenziali (Lea), ma c’è naturalmente chi interviene molto più rapidamente. A certificarlo è Agenas che ha aggiornato le performance delle due aziende sanitarie dell’Umbria per una serie di indicatori, compreso «l’allarme target» che misura i minuti che intercorrono tra la chiamata alla centrale operativa e l’arrivo sul posto dell’ambulanza.

In particolare la Usl Umbria 1, con un tempo di intervento di 20 minuti, risulta la 12esima più lenta nella classifica composta da 28 aziende sanitarie, che sono quelle competenti per un territorio compreso tra 400 mila e 700 mila abitanti. A pesare nei risultati è anche l’estensione territoriale: a guidare la classifica della Usl 1 è la Ausl di Reggio Emilia che garantisce un’ambulanza per i codici gialli e rosso in 13 minuti, ma copre un territorio di nemmeno 2.300 km quadrati in cui abitano 531 mila persone, mentre la Usl 1 si estende su circa 4.300 km quadrati e serve 488 mila persone. Naturalmente l’estensione del territorio e la popolazione non sono le uniche variabili che incidono sull’efficienza del servizio, che necessita di organizzazione e personale. In questo senso, va segnalata la maglia nera andata all’Asp di Reggio Calabria che interviene in 31 minuti nonostante operi su un territorio di neanche 3.200 km quadrati in cui vivono 511 mila persone. Tuttavia, ci sono anche aziende sanitarie più veloci della Usl 1 pur risultando competenti su un territorio più esteso e anche più popolato: è il caso dell’Asp dell’Alto Adige che copre quasi 7.400 km quadrati in cui vivono 540 mila persone, ma riesce a far arrivare la ambulanze in 14 minuti.

Anche la Usl Umbria 2 impiega 20 minuti a intervenire sul posto con un’ambulanza, piazzandosi 11esima su una differente classifica composta comunque da 28 aziende sanitarie, quelle che servono una popolazione tra 250 mila e 400 mila abitanti. Del tutto analogo il ragionamento: in questo caso i tempi più rapidi, cioè 12 minuti, li garantisce la Asu di Giuliano Isontina (Trieste) che, però, è chiamata a lavorare su un territorio di 679 km quadrati, seppur abitato da 366 mila persone, mentre la Usl 2 si estende per oltre 4.150 km quadrati e serve 364 mila persone. All’opposto, le ambulanze più lente sono quelle dell’Asp di Catanzaro, che arrivano in 30 minuti, pur operando su un territorio di 2.400 km quadrati in cui vivono 340 mila abitanti. Anche qui, però, senza peraltro giungere fino all’efficiente Nord, ci sono aziende sanitarie comparabili per estensione territoriale e popolazione con la Usl Umbria 2 , ma in grado di garantire tempi di intervento molto più bassi. E’ il caso della Asl di Sassari, che un’ambulanza la assicura in 15 minuti, pur operando su un territorio di quasi 4.300 km quadrati in cui vivono oltre 316 mila persone.

Tra le performance dell’emergenza urgenza misurate da Agenas vale la pena segnalarne altre due, che però misurano il lavoro delle due aziende ospedaliere di Perugia e Terni. In particolare, è stata misurata la percentuale di utenti del Pronto soccorso che tra ingresso e dimissioni trascorrono più di 8 ore all’interno della struttura e i risultati umbri sono buoni. A Perugia, infatti, solo il 5,2 per cento delle utenze resta almeno un terzo della giornata in Pronto soccorso, ed è una delle performance migliori del Paese, perché meglio fanno solo il San Carlo di Potenza (1 per cento), l’azienda ospedale-Università di Padova (2,9) e il Dulbecco di Catanzaro (4,6). All’ospedale di Terni, invece, la quota di pazienti che resta in Pronto soccorso almeno 8 ore sale al 10 per cento, ma è comunque lontana dai peggiori d’Italia, ossia il Cervello di Palermo (20,7 per cento), il Cardarelli di Napoli (20,4), l’ospedale civile di Alessandria (18,2) e il Mauriziano di Torino (17,9).

L’altro indicatore misura, invece, il tasso di abbandono del Pronto soccorso da parte dei pazienti e qui, nonostante una quota maggiore di utenti che trascorrono almeno 8 ore in Pronto soccorso, è l’ospedale di Terni a far rilevare la migliore performance non soltanto dell’Umbria, ma di tutte le aziende ospedaliere e universitarie d’Italia. Al Santa Maria, infatti, soltanto lo 0,3 per cento dei pazienti abbandona il Pronto soccorso, quota che sale al 4 per cento all’ospedale di Perugia, che comunque in Italia fa i conti con appena una decina di realtà più performanti: oltre Terni, si tratta di Padova (1 per cento), il San Matteo di Pavia (1,2); Verona (1,9); il San Carlo di Potenza (2,8); azienda ospedaliera universitaria Senese (2,9); il San Luigi Gonzaga di Torino (3,2); il Sant’Anna-San Sebastiano di Caserta (3,3); il Sant’Anna di Ferrara (3,6); e l’azienda ospedaliera e universitaria di Parma (3,8).

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