di Marco Torricelli
È andata avanti fino a tardi, giovedì sera, la riunione del ‘tavolo istituzionale’ – con i vertici aziendali, le rappresentanze sindacali e i sindaci del territorio – organizzato dall’assessore regionale, Vincenzo Riommi, per avviare un confronto sulle strategie di sviluppo del gruppo Sangemini in Umbria e in Italia nei prossimi anni.
Il piano Ad illustrare quello che l’azienda presenta come un piano di sviluppo è stato, giovedì, il direttore commerciale e risorse umane, Stefano Gualdi: «Prevediamo – ha detto – un aumento dei volumi del marchio Sangemini, con l’obiettivo di affermarlo come uno dei principali brand di acqua minerale; a questo sarà accompagnato lo sviluppo di Acqua Fabia nel nord Italia, consolidando il posizionamento e rendendola un marchio nazionale». Ma non solo, perché Sangemini punta «ad incremento dei volumi di vendita per il marchio Grazia, pari al 30-50% medio per il biennio 2013-‘14 e del 50% nel 2015, oltre all’incremento di volumi per i marchi Aura e Amerino». Un progetto, come si vede, tendente a fare di Sangemini un autentico player multibrand: con prodotti in grado di raggiungere diverse fasce di mercato.
I sindacati Nell’incontro di giovedì ai sindacati sarebbe stato garantito «che non c’è alcuna volontà, di mettere in discussione i livelli occupazionali attualmente esistenti e, anzi, l’azienda si è impegnata a valutare, sulla base di possibili incrementi produttivi, il reintegro dei 23 lavoratori della Sangemini Fruit attualmente in cassa integrazione», con il rischio di restarci per tutto il 2013. Ma loro, i sindacati, esprimono «perplessità rispetto alle notizie, fatte circolare dall’azienda, e relative all’incontro». Il percorso, dicono, «è di grande importanza, poiché è stato definito un lavoro di approfondimento delle varie tematiche esposte, che necessitano di una attenzione molto marcata, ma la proposta di piano industriale illustrata dall’azienda contiene alcune criticità che valuteremo attentamente insieme a i lavoratori, ai quali è evidente spetterà l’ultima parola, per esprimere le dovute considerazioni».
Le criticità Insomma, tutto bene? Non proprio, a ben vedere. Perché, intanto, Sangemini manterrebbe inalterata l’intenzione di avviare l’imbottigliamento – in uno stabilimento del nord, ma con il marchio Fabia – di un’acqua che presenta caratteristiche analoghe a quella umbra. Ma prima, e sarà compito della Regione, si dovrà verificare se questa è un’ipotesi praticabile, soprattutto perché, come hanno recentemente ricordato i sindaci di San Gemini, Acquasparta e Montecastrilli, «l’ultimo rinnovo delle concessioni di sfruttamento della risorsa acqua minerale, aggiornato nel 2007, non prevedeva nessuna ipotesi di produzione esterna».
L’azienda «Il nostro è un piano di crescita che intende preservare, in prima battuta i livelli occupazionali dei siti umbri, ritenuti assolutamente strategici, e contemporaneamente avviare una fase di sviluppo che consenta al gruppo di rispondere in modo adeguato ai cambiamenti del mercato», spiega Stefano Gualdi, auspicando «che tutte le parti ci accordino la fiducia necessaria per crescere e per misurarci con un mercato sempre più competitivo», ribadendo che l’idea di imbottigliare al anche nord deriva dalla necessità di razionalizzare la logistica, contenendo le spese di trasporto.
Le precisazioni Nel pomeriggio di venerdì Stefano Gualdi ha voluto ribadire che «l’incontro è stato un primo momento di confronto franco e di chiarezza» per presentare «un percorso di crescita e sviluppo, attraverso un percorso che possa rendere l’azienda più competitiva. Nel corso dell’incontro abbiamo ribadito che non solo verranno garantiti gli attuali livelli occupazionali, ma anche investimenti in attrezzature ed organizzazione, temi non insignificanti in un periodo di crisi come quello che il Paese sta attraversando». Sangemini, garantisce, «non intende procedere unilateralmente nel percorso presentato e aderisce ai tempi e ai modi proposti in assessorato al fine di condividere al meglio il piano di sviluppo con i soggetti coinvolti».
