di D.B.
Nessuna variante all’attuale Piano regolatore così da dichiarare l’inedificabilità, e palla verso Regione e Adisu. Martedì pomeriggio nella biblioteca di San Matteo degli Armeni, a Perugia, è andato in scena un dibattito su quello che è ormai passato alla cronaca come il pasticcio di San Bevignate, ovvero la mancata realizzazione del nuovo studentato di fronte al complesso monumentale con scia di polemiche e possibili richieste di danni, che ogni ente coinvolto vuole allontanare il più possibile. All’appuntamento, organizzato dai capigruppo Angela Leonardi (Crea Perugia) e Franco Ivan Nucciarelli (Perugia Rinasce), hanno partecipato tra gli altri il vice sindaco Urbano Barelli, l’assessore alla cultura Teresa Severini, la soprintendente Marica Mercalli, gli ex consiglieri comunali Giorgio Corrado e Sauro Bargelli; oltre a loro anche vari esponenti del M5s, in primis la capogruppo in consiglio comunale Cristina Rosetti.
SAN BEVIGNATE, PASTICCIO CON RICHIESTA DI DANNI
Decida la Regione Il Comune, che giorni fa ha deciso di costituirsi in giudizio di fronte al Tar contro il ricorso presentato da Adisu, attraverso Barelli ha spiegato che di una variante al Prg non se ne parla nemmeno: l’opzione è stata scartata per una serie di «risvolti critici. Va evidenziato – ha detto – che l’iter amministrativo in corso per lo studentato riguarda un’opera pubblica e segue, pertanto, un iter diverso rispetto a quello concernente le normali opere private. Chi ha dato avvio al percorso, evidentemente, è un ente pubblico, l’Adisu, e su un terreno di proprietà di un altro ente pubblico, la Regione. In conclusione appare chiaro che l’iter è in mano ad Adisu e Regione, senza alcun coinvolgimento diretto del Comune di Perugia i cui poteri in materia sono quindi limitati».
TUTTO SULLA VICENDA SAN BEVIGNATE
I danni Secondo Barelli poi una variante di quel tipo darebbe la possibilità alle aziende che hanno legittimamente vinto l’appalto di chiedere i danni direttamente ai consiglieri comunali, i quali ovviamente non farebbero a gara per approvare l’atto. Il vicesindaco ha preannunciato che in consiglio arriverà un ordine del giorno per chiedere alla Regione di pronunciarsi; quanto ad Adisu «ha già dimostrato coi fatti di voler andare avanti con la progettualità in oggetto, probabilmente oggi per non essere soggetta a responsabilità giuridiche potenzialmente impattanti dal punto di vista economico. Tali responsabilità, tuttavia, sono già emerse. La situazione è quindi chiara: il Comune non ha il potere di fermare l’iter di competenza di altri».
Mercalli Dal canto suo la soprintendente ha spiegato che «un punto fermo sulla vicenda è stato messo nel 2015 da una sentenza del Consiglio di Stato, che ha sancito l’intervenuta decadenza dell’autorizzazione paesaggistica emessa dalla soprintendenza nel 2008, cui non ha fatto seguito entro i 5 anni l’avvio delle opere». Ed è proprio sulla valenza dell’autorizzazione del 2008 che il contenzioso con Adisu prosegue. Insomma, dieci anni fa l’allora soprintendente diede parere positivo mentre ora contrario, una differenza secondo Mercalli dovuta alle modifiche apportate nel 2011 al Codice dei beni culturali, che ha dato agli organi competenti maggiori poteri.
Il M5s Al termine dell’incontro Rosetti ha ricordato che il Movimento con un ordine del giorno ha proposto di dichiarare la completa inedificabilità dell’area, auspicando che arrivi presto in consiglio. Secondo la capogruppo quest’ultimo si deve prendere la sua responsabilità, anche quelle passate dato che nel 2007 l’allora opposizione, quando venne discussa la variante, «se ne lavò le mani». Di sicuro a breve si tornerà a discutere del pasticcio di San Bevignate.
Twitter @DanieleBovi
