di Daniele Bovi
«Fermate lo scempio» è il grido lanciato dalla sala del consiglio provinciale di Perugia dove, mercoledì mattina associazioni come Italia Nostra, Vivi il borgo, la Società di mutuo soccorso, esponenti del M5S, alcuni politici e semplici cittadini hanno ribadito il no al nuovo collegio dell’Adisu di fronte alla chiesa di San Bevignate. Una questione sbarcata anche su Il Fatto quotidiano di mercoledì, dove l’autorevole storico dell’arte Tomaso Montanari si chiede «cosa stia succedendo nella civile Umbria». Diecimila metri quadrati, oltre tremila di parcheggio, posti per 350 studenti e una mensa in grado di ospitare più di 300 persone. «Una colata di cemento in uno dei luoghi dell’anima di Perugia – ha detto Vanni Capoccia della Società di mutuo soccorso – a due passi dalla chiesa e dai nostri morti sepolti al cimitero monumentale. La verità è che qui manca un’autorità morale. Che dicono gli assessori alla Cultura Bracco e Cernicchi? E il presidente della Fondazione Perugia 2019 Bracalente? Se portiamo avanti questo progetto non meritiamo di esere capitale europea della cultura».
LA PROTESTA
VIDEO – L’ASSEMBLEA DI QUESTA MATTINA
Campagna elettorale Sul banco degli imputati c’è anche la Soprintendenza, che nel 2007 ha dato il via libera all’operazione. Secondo Francesco Federico Mancini, storico dell’arte, «all’epoca c’è stata troppa facilità nel fare la variante, poi avallata dagli organi di tutela». «Svuotate le soprintendenze e chiudiamole, mandatele a tutelare la Nuova Zelanda» aggiunge Capoccia. Nella sala risuonano anche le parole del sindaco Wladimiro Boccali, che ha espresso la volontà di fermare i lavori per discutere con la città: «La sua posizione ci fa piacere – dice Urbano Barelli di Italia Nostra, associazione che si mormora stia pensando ad una lista civica in vista delle amministrative – ma è tardiva. Tutto si fa sull’onda della campagna elettorale». La questione è spinosa: come è possibile bloccare i lavori dopo sette anni dall’approvazione del progetto e con le ruspe già al lavoro? A quanto ammonterebbero le penali da pagare alle aziende che stanno lavorando? In un’assemblea che si è tenuta martedì sera a Ponte San Giovanni Boccali ha spiegato che per il momento nulla è stato bloccato.
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VIDEO – LE RUSPE AL LAVORO
Danni da pagare «Ci sarebbero danni da pagare – dice Barelli – si parla di un appalto da 11 milioni di euro». In sala ad ascoltare c’è anche Franco Granocchia, consigliere provinciale dell’Idv e fra quegli ex Ds che, nel 2007, approvò il progetto in consiglio comunale: «Questo scempio ambientale – dice ora – non si deve fare». Sul tavolo riservato alla giunta provinciale si raccolgono firme, già arrivate a quota 500, mentre mano a mano arrivano Remo Granocchia (Verdi), Oliviero Dottorini e Paolo Brutti (Idv), la deputata di Scelta Civica Adriana Galgano (che così come il M5S si dice pronta ad un’interrogazione parlamentare), il professor Mauro Volpi e anche il consigliere comunale Sauro Bargelli, fedelissimo di Anna Rita Fioroni, anche lei presente: «Sono qui – ha detto – per dire no a questo progetto. Più che costruire nuove strutture dobbiamo recuperare l’esistente».
Obbrobrio «Farlo lì – aggiunge Mancini – è un obbrobrio architettonico che erode il verde pubblico. Penso anche al colle di Monteluce, dove è stata fatta una colata di cemento al posto di una riqualificazione dell’area una volta abbattuti i tristi padiglioni ospedalieri. Sono colossi che deturpano la città». Il discorso si allarga e con l’intervento di Renzo Massarelli che chiede alle istituzioni di «ripensare il loro modello di sviluppo optando per il cemento zero». «Siamo stanchi – aggiunge Barelli – di questa politica incentrata sul cemento e sul consumo del suolo. Il progresso non è questo». Al tavolo c’era anche Lorena Rosi Bonci, direttrice dell’Ecomuseo del Tevere che ha ricordato come dal luogo dove si sta costruendo parte «quel sentiero delle lavandaie che appartiene a tutti. Nessuno ha il diritto di negarci questa bellezza. È gravissimo e serve rispetto, non possono decidere solo loro».
La protesta E con l’esplosione del caso sui giornali locali si moltiplicano le prese di posizione, tutte radicalmente contrarie al progetto. Il consigliere comunale del Prc Emiliano Pampanelli chiede alla Regione di «battere un colpo» e ha preparato un ordine del giorno per impegnare il sindaco a trovare il modo di fermare le ruspe. Netto no anche da parte del circolo perugino di Sel («bisogna cancellare questo orrido progetto»), dai consiglieri regionali Massimo Monni (Ncd) e Rocco Valentino (Forza Italia), da quello provinciale Sorcini (Forza Italia) oltre che da quello comunale Pierluigi Neri (Pdci), che rivendica di essere stato coerente votando no nel 2007 e ripetendo la stessa cosa ora: «La città – dice riferendosi al sindaco – non vuole vederlo perplesso, vuole sapere cosa deciderà di fare. Lunedì ci sarà il consiglio comunale, faccia conoscere le sue decisioni, altrimenti sarebbe solo ipocrisia o cerchiobottismo». Consiglio comunale dove potrebbe essere discussa anche l’interrogazione fatta al sindaco dal capogruppo Pd Mearini proprio sul caso di San Bevignate.
