I ristoratori in protesta (foto Umbria24)

Una bocciatura netta. La Fipe-Confcommercio di Perugia, la principale associazione di rappresentanza delle imprese della ristorazione, spiega di essere «totalmente insoddisfatta» del nuovo disegno di legge sulle sagre approvato lunedì dalla giunta regionale. Un testo «che non recepisce le nostre richieste a tutela della vera tipicità, delle sagre di qualità e delle imprese della ristorazione. Parlare dunque di regolamentazione del settore – scrive Romano Cardinali, presidente provinciale Fipe -, di atto nato dal confronto con le associazioni di categoria, è dal nostro punto di vista inaccettabile e fuorviante».

Bollino di qualità svuotato I ristoratori approvano il bollino di qualità per le sagre anche se pensano che sia stato «svuotato di valore perché – sostiene la Fipe – non è stata recepita in modo sostanziale, ovvero con una disciplina nettamente diversificata, la distinzione tra sagre gastronomiche da un lato, cioè manifestazioni legate ad un prodotto tipico del territorio, da tutelare, rendere riconoscibili e per le quali è accettabile la durata fino a 10 giorni, e dall’altro le feste paesane e manifestazioni con finalità culturali, religiose, sportive, storiche, e così via, che avrebbero dovuto avere una durata nettamente inferiore e una regolamentazione delle modalità di svolgimento diversa rispetto a quella delle sagre».

IL DISEGNO DI LEGGE

Richieste non accolte La soglia del 40% di prodotti «agroalimentari tradizionali o comunque classificati e riconosciuti come dop, igp, doc e docg, o da prodotti di filiera corta», è giudicata troppo bassa, tanto che i ristoratori in sede di confronto avevano chiesto che fosse innalzata fino all’80%. Non accolta neppure la richiesta secondo la quale, in un anno, le sagre e le feste organizzate in ciascuna località non dovevano superare complessivamente i 10 giorni. «Per di più – scrive Cardinali -, si danno ben tre anni di tempo alle feste che durano più di 10 giorni per adeguarsi a questo limite». Idem per il mancato inserimento nel ddl del divieto di asporto e prenotazione: «Se è vero – dice Cardinali – che le sagre sono un valore perché creano socialità ed aggregazione, che senso ha l’asporto per mangiare a casa propria? Dove sta la differenza con quello che fa una pizzeria o un ristorante, esercizi che però sono sottoposti a tasse ed adempimenti di tutt’altro tipo e peso economico?».

Attesa di 446 giorni Il testo di riforma era atteso da lungo tempo dai ristoratori (sarebbe dovuto arrivare entro il 2012) e «se questo è il risultato è facile immaginare quale sarà lo stato d’animo e la reazione delle imprese del settore». Secondo i calcoli della Fipe, in Umbria ogni anno ci sono circa 700 tra sagre e feste di vario tipo, per un totale di oltre seimila giornate gastronomiche «con punte di sette al giorno – scrivono – nel periodo che va da giugno ad agosto».

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