Una delle tante sagre umbre

di Daniele Bovi

Fare sagre della Nutella, del pesce di mare o della sangria in uno dei tanti paesi dell’Umbria sarà più difficile. Dopo una lunghissima gestazione il testo che pro loco e ristoratori attendevano dal 2012 arriverà la prossima settimana in commissione dopo che la giunta regionale l’ha approvato nei giorni scorsi. Tredici articoli che presentano alcune novità significative rispetto al disegno di legge preadottato nel marzo scorso da palazzo Donini. La prima versione era stata duramente criticata dai ristoratori, che chiedevano l’innalzamento della percentuale di prodotti tipici nei menù dal 40% all’80%: risultato, si chiude al 60%. Sparisce poi il logo ‘Sagra tipica dell’Umbria’, ma si istituisce il premio ‘Sagra eccellente dell’Umbria’, con 10 mila euro che saranno ripartiti tra i primi tre classificati.

Il testo L’articolato, così come scritto già nella prima versione, conferma la distinzione tra ‘sagra’ e ‘festa popolare’. Le prime dovranno fare esplicito riferimento a uno o più prodotti tramite i quali valorizzare l’identità e la cultura di un territorio, mentre le seconde (che possono avere finalità politiche, religiose, sportive, culturali e così vie), sono slegate dal vincolo della valorizzazione territoriale, anche se dovranno rispettare parametri ben precisi, e non dovranno avere riferimenti a prodotti alimentari nella loro denominazione. I prodotti serviti per almeno il 60% dovranno essere quelli tradizionali inseriti nell’elenco regionale o comunque Dop, Igp, Doc e così via. In alternativa il 60% dovrà provenire da filiera corta, chilometri zero e di qualità. Nelle feste popolari il parametro da rispettare riguarda il 60% almeno di cibo proveniente da filiera corta, chilometri zero e di qualità.

Premio A dividersi i 10 mila euro del premio saranno le prime tre che utilizzeranno integralmente prodotti tradizionali e che, tra gli altri requisiti, saranno capaci di produrre zero rifiuti indifferenziati. Un punto di contatto con la prima versione riguarda la percentuale di spazi da dedicare alla ristorazione: non più del 70% per le sagre e non più del 50% per le feste popolari. E poi ancora ci sarà l’obbligo di avere parcheggi adeguati, anche per i disabili, così come servizi igienici e di vigilanza che potranno essere svolti anche da volontari o dalla Protezione civile. Sparisce dal testo definitivo anche un altro punto molto contestato dai ristoratori, ovvero la moratoria di tre anni concessa a quelle sagre che hanno una durata maggiore di 10 giorni, che è il limite massimo consentito.

I Comuni In tutta la partita un ruolo importante lo giocheranno i Comuni al quale il testo affida numerosi compiti: saranno i municipi infatti a indicare quali sono i prodotti locali, a disciplinare lo svolgimento delle sagre a seconda delle caratteristiche del territorio, a dialogare con i soggetti interessati per evitare sovrapposizioni, a disciplinare la raccolta differenziata e gli orari. Rimane poi la possibilità di vendere cibo da asporto, purché si rispettino le norme in materia di sicurezza e igiene. Nel testo sono anche previste delle sanzioni che, in caso di violazione, comporteranno multe da mille a seimila euro.

Prima legge in Italia «Questa – dice a Umbria24 Fabio Paparelli – è la prima legge del genere che si fa in Italia. Un punto d’incontro importante tra Regione, associazioni e pro loco che non ha lo scopo di limitare le sagre bensì quello di qualificarle, restituendo loro il ruolo di promotori del territorio e dei prodotti tipici. In più sono previste sanzioni precise e controlli inaspriti».

Twitter @DanieleBovi

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