di Mau. Troc.
Saadi Gheddafi, uno dei figli dell’ex presidente libico Muammar Gheddafi, sfuggito alla cattura nel 2011, noto in Italia anche per essere stato giocatore del Perugia è ora nelle mani delle autorità di Tripoli.
Le ultime notizie La notizia è stata diffusa dal governo libico. Da quanto viene spiegato, in poche righe, Saadi sarebbe stato consegnato a Tripoli dalle autorità del Niger, che il governo libico ringrazia per «la collaborazione». Dal 29 settembre del 2012 Saadi era ricercato dall’Iterpool per l’accusa di ‘appropriazione indebita per mezzo della forza e intimidazione armata’ quando era responsabile della Federazione libica di calcio. Poco prima della caduta del regime, lui che è il terzogenito del figli del rais, si è rifugiato in Niger. Presumibilmente i fatti risalgono al settembre del 2011. Da allora nonostante le numerose richieste da parte della Libia di estradarlo, il Niger ha detto no alla possibilità di processarlo in patria. Aveva sì l’asilo politico in Niger, ma pare che stesse comunque in regime di arresti domiciliari, sotto la supervisione delle autorità locali. In queste ultime ore la consegna. Non è dato ancora sapere quale sia stato il motivo del convincimento delle autorità del Niger, tantomeno se tra i due paesi siano intercorsi accordi per la consegna. Sta di fatto che, dalle fotografie scattate in Libia dopo la consegna l’uomo appare provato. Di lui l’Italia ha un lungo ricordo.
La sua storia a Perugia Nel capoluogo umbro ha trascorso più di un anno e ancora, sulla sua permanenza, aleggiano ricordi di una presenza ingombrante. Nell’albergo che spitò lui e le guardie del corpo, oltre a segretari e traduttori, tutti ricordano, per filo e per segno, anche le notti assai movimentate all’ultimo piano del Brufani, dove un’intera ala venne ‘requisita’ fin dal primo momento dell’arrivo del figlio del rais, intenzionato a sfondare nel calcio. Erano i tempi di Gaucci presidente e Cosmi in allenatore. Di Gheddafi, Cosmi ha sempre ricordato la «disponibilità umana» e «l’umiltà» nel volersi mettere al passo con i compagni, salvo che «le qualità tecniche erano quelle che erano» per cui Gheddafi in pratica trascorse una intera stagione a Perugia per fare il panchinaro fisso. Visse qualche minuto di celebrità nella partita interna contro la Juventus, quando, come richiesto dallo stesso Gheddafi, debuttò contro la squadra del suo cuore, di cui il rais, per molti anni, fu azionista importante, legando il proprio nome a quello degli Agnelli. Oltre che sotto l’aspetto sportivo Gheddafi si ricorda, in particolare, per il fatto che volle fare nascere il proprio figlio a Perugia per cui venne mobilitata, l’intera clinica di Ostetricia.
La testimonianza Ricorda Giuseppe Affronti, responsabile di Ostetricia all’ospedale di Perugia: «Fu un’esperienza più unica che rara perché prima che la moglie di Gheddafi venisse ricoverata da noi ci fu un viavai di servizi segreti, Digos di Perugia e guardie del corpo. Fu effettuato un sopralluogo e fu chiesto di conoscere personalmente tutte le figure professionali che sarebbero entrate in sala parto. Per ragioni ideologiche e religiose venne chiesto che il personale fosse esclusivamente femminile, con la sola eccezione di un medico anestesista, il professore Francesco Paoletti che permise il parto in analgesia, senza dolore». A coordinare le attività fu Giuseppe Affronti che continuò a occuparsi della donna e della bambina anche dopo le dimissioni, recandosi, come consulente del Perugia Calcio, all’hotel dove la donna alloggiava nel periodo di convalescenza. La bambina nacque il 13 agosto 2003. Una volta che l’intera delegazione lasciò l’albergo Brufani, fu di dominio pubblico un carteggio, da parte dell’amministrazione dell’albergo con il governo libico, per il saldo di pendenze relative sia all’alloggio delle camere che ai pasti consumati. La somma aveva raggiunto cifre a sei zeri, ma in capo a qualche mese dopo che si era temuto anche una vertenza giudiziaria, indiscrezioni riferirono che il saldo, seppure con una transazione, venne effettuato.
