Il furto da 45 mila euro messo a segno a fine gennaio al parco esposizioni di Novegro, durante il festival del fumetto, segna un ulteriore passaggio di fase nel mercato delle carte Pokémon, ormai considerate a tutti gli effetti beni di valore. A sparire sono state due valigette contenenti decine di carte da collezione appartenenti a un commerciante di Stradella, in provincia di Pavia, che aveva esposto il materiale nel suo stand. Il colpo è avvenuto a fine giornata, mentre il venditore stava caricando il furgone, e la scoperta è arrivata solo il giorno successivo, al momento di scaricare la merce.
Chissà quanti umbri ne siano consapevoli, ma tra Perugia e Terni, esiste un circuito stabile di negozi specializzati, collezionisti e piccoli operatori che trattano carte Pokémon singole di valore, spesso scambiate più che vendute. Gli stessi canali portano regolarmente operatori umbri a partecipare a fiere nazionali come quella di Novegro, Lucca Comics o Romics, dove il volume economico in gioco può raggiungere cifre elevate. Il caso milanese rende evidente come queste manifestazioni non siano più soltanto eventi culturali o ludici, ma veri snodi commerciali, con rischi concreti legati alla sicurezza.
Il fenomeno si inserisce in una storia più lunga che in Umbria ha già avuto riflessi tangibili. Si citi un evento per tutti, Umbria Comics & Games, il festival del fumetto e della cultura pop che ogni anno richiama a Perugia decine di migliaia di visitatori. Umbria Comics & Games non è solo un’occasione di incontro per appassionati, ma anche un punto di riferimento per il mercato di collezionismo, dove carte rare vengono acquistate, vendute e valutate, spesso con cifre che possono superare diverse migliaia di euro. L’evento ospita stand specializzati, aste e sessioni di scambio, contribuendo a consolidare in Umbria un circuito strutturato simile a quello di grandi fiere nazionali come Novegro.
Il furto di Novegro mostra anche un altro aspetto: la crescente appetibilità di questo mercato per la criminalità. Le carte Pokémon sono facilmente trasportabili, difficili da tracciare e, in alcuni casi, riconoscibili solo da chi frequenta il settore. Non a caso il commerciante derubato ha lanciato un appello ai colleghi attraverso i social, chiedendo collaborazione per individuare eventuali tentativi di rivendita.
Per l’Umbria, dove il mercato è più piccolo ma attivo, il caso rappresenta un segnale chiaro. Dietro un mondo che continua a essere percepito come legato al gioco e all’infanzia, si muove ormai un’economia reale, fatta di scambi, fiere, investimenti e, come dimostra l’episodio lombardo, anche di furti mirati. Un settore che attraversa i confini regionali e che coinvolge da vicino anche operatori e collezionisti di casa nostra, chiamati ora a confrontarsi con una nuova consapevolezza del valore – e dei rischi – legati a queste realtà.
