La Comunanza agraria Appennino gualdese ha reso noto di avere «scoperto casualmente che la Regione ha rilasciato parere favorevole per la sistemazione di un corso d’acqua ai fini idraulici, nell’ambito del procedimento di risanamento della valle dove si trovano i pozzi di captazione dell’acqua Rocchetta, dopo che nel 2013 l’area era stata sconvolta da violente precipitazioni». «Si tratta del primo atto di assenso – sostiene in una nota – per la sdemanializzazione e attribuzione allo Stato di gran parte delle terre della comunità, su cui insiste la concessione rilasciata a Rocchetta per il prelievo dell’omonima acqua minerale, con i relativi cinque pozzi di captazione. Una procedura di per sé discutibile in quanto nulla è stato notificato agli abitanti di Gualdo Tadino che, a oggi, non sono stati coinvolti. La comunità è infatti esclusiva proprietaria di beni di rilevanza ambientale e paesaggistica, tra cui le sorgenti e le fonti dell’acqua minerale Rocchetta».
La procedura «Nell’ambito del progetto Oasi Rocchetta – sostiene la Comunanza – l’atto della Regione Umbria dà, quindi, avvio alla procedura per cui una vasta area del territorio montano, soggetta a diversi vincoli ambientali e paesaggistici, nonché alcuni pozzi di prelievo, verrebbero definitivamente sottratti agli abitanti di Gualdo Tadino. Si tratta di un’azione che priva la comunità locale della possibilità di assumere ogni legittima decisione riguardante la conservazione, la tutela e il godimento di beni di così grande valore.
La Comunanza agraria si è già attivata per difendere gli interessi della comunità degli abitanti presso le competenti sedi. I pozzi di emungimento non avrebbero hanno alcun titolo né sotto il profilo paesaggistico né edilizio, se si considera che, per ogni opera di modifica del territorio è necessaria la preventiva autorizzazione paesaggistica in quanto tutte le opere di adduzione, tra cui in particolare i pozzi, ricadono all’interno di aree soggette a vincoli paesaggistici».
Verifica «Ciò – continua la Comunanza – è emerso a seguito di approfondite verifiche effettuate dalla Comunanza agraria mediante varie richieste e accessi, sia presso il Comune di Gualdo Tadino, sia presso la Regione. Va ricordato che, al contrario della maggior parte delle altre acque minerali, Rocchetta attinge non dalle sorgenti ma da pozzi profondi anche più di 300 metri. Secondo quanto stabilito dalla proroga regionale, Rocchetta può prelevare 25 litri di acqua al secondo, 90 mila litri all’ora, 2 milioni e 160 mila litri al giorno, 788 milioni e 400 mila litri all’anno. Secondo quanto stabilito dalla proroga regionale, Rocchetta, che ha già estratto acqua attraverso i terreni di proprietà della collettività – e cioè dei gualdesi – per circa 30 anni, potrà continuare a farlo per almeno altri 20 anni. La Comunanza agraria ha intrapreso un’attività di verifica della legittimità delle opere realizzate tempo per tempo dalla concessionaria Rocchetta, sui terreni di proprietà collettiva, in funzione dello sfruttamento della risorsa idrica».
La presidente «Con la scusa dell’intervento di ripristino dell’area – dice la presidente della Comunanza Nadia Monacelli – Rocchetta esercita il suo predominio su tutta la valle, fino al punto di sottrarre un ampio territorio di circa 200 ettari, dove si trovano anche i pozzi di emungimento della preziosa risorsa idrica, ai legittimi proprietari e cioè agli abitanti di Gualdo Tadino». «Mentre è di questi giorni – prosegue – la notizia che Rocchetta si è opposta in sede giudiziaria al versamento della risibile somma di 26 mila euro all’anno per indennizzare la comunità gualdese dell’uso dei terreni collettivi per finalità commerciali. Ma si rimane ancor più interdetti nel constatare che nei provvedimenti regionali vi sia la totale indifferenza nei confronti della proprietà collettiva, considerando che l’Ente collettivo non è stato affatto interpellato nella procedura di sdemanializzazione, mentre per legge la stessa Regione sarebbe tenuta a tutelare e preservare tali proprietà».
