mercoledì 18 settembre - Aggiornato alle 19:50

Terni, patto tra ospedale e Usl ma M5s teme per alta specializzazione al Santa Maria

Rivoluzione sanità per massimizzare efficienza delle risorse ma il piano regionale 2019-21 non convince i grillini

Al via, finalmente, le politiche di integrazione tra azienda Usl Umbria 2 e azienda ospedaliera Santa Maria di Terni. Una rivoluzione sanitaria della quale si parla da anni e che sembra ormai imminente. Dopo gli importanti annunci del presidente della Regione Fabio Paparelli, all’inaugurazione della sala ibrida ternana, ecco la comunicazione ufficiale del nosocomio: «Definiti gli ambiti di collaborazione, in breve tempo l’individuazione e l’attuazione di misure concrete».

Sanità I dettagli dell’accordo quadro sottoscritto tra le parti, saranno resi noti lunedì 5 agosto nel corso di una conferenza stampa alla quale parteciperanno i commissari straordinari delle due aziende sanitarie, Massimo Braganti e Lorenzo Pescini, il presidente della Regione Umbria e il sindaco del Comune di Terni, Leonardo Latini. Migliorare la qualità dell’assistenza attraverso la condivisione di percorsi assistenziali evitando duplicazioni dell’offerta e avvicinando ai territori i servizi dell’ospedale cercando di ridurre al massimo gli spostamenti da parte dei pazienti sono i principali obiettivi condivisi nell’ambito dell’intesa. Si punta inoltre a migliorare la performance organizzativa dei vari servizi coinvolti per garantire i livelli essenziali di assistenza sanitaria in linea con la programmazione regionale e con gli obiettivi individuati dall’esecutivo umbro. L’accordo riguarda i settori dell’Area Medica, dell’Assistenza Farmaceutica, della Chirurgia, dell’Emergenza-Urgenza, dell’Area Oncologica, della Gestione post acuzie (geriatria e riabilitazione), delle liste d’attesa con un sostanziale abbattimento dei tempi e, più in generale, dell’integrazione Ospedale/Territorio attraverso una definizione di politiche per massimizzare l’efficienza e l’efficacia delle risorse disponibili. Si passerà in breve tempo dalla programmazione degli interventi alla definizione ed attuazione di misure concrete dato che, per ogni protocollo, le direzioni dell’Azienda Usl Umbria 2 e dell’Azienda Ospedaliera di Terni hanno previsto l’individuazione, in tempi certi e ristretti, di un puntuale piano d’azione.

Politica «Nonostante le rassicurazioni dei vertici della Regione Umbria sul nuovo Piano Sanitario 2019-2021 preadottato dalla giunta regionale e presentato pochi giorni fa a Villa Umbra però il M5s esprime «grande preoccupazione per quello che a tutti gli effetti sembra svelare un ulteriore depotenziamento del nosocomio ternano. Il documento di programmazione sanitaria infatti fa ancora riferimento agli ‘accorpamenti dell’alta specialità’, fiore all’occhiello dell’ospedale ternano, unitamente ad una ‘forte integrazione tra le Aziende Ospedaliere’ e ‘differenziazione degli interventi chirurgici’. Parole che calate nella nostra realtà appaiono come una minaccia soprattutto se tali accorpamenti saranno effettuati sulla base dei volumi di attività sanitaria; è indubbio che quella di Perugia sarà l’azienda ospedaliera che riceverà maggiori vantaggi grazie al bacino d’utenza più esteso nonché un’Università che ne supporta l’attività. Tutto ciò – scrivono Claudio Fiorelli (M5s Comune Terni), Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari (M5s Regione Umbria)- potrebbe significare ulteriori disagi e continui spostamenti per gli sfortunati pazienti della bassa Umbria che saranno sballottati come pacchi postali in base alla patologia che si presenterà. Si andrebbe così aggravare un momento di particolare fragilità dell’Azienda Ospedaliera di Terni dato dalla assenza in molte strutture di un Primario effettivo, sostituito da un professionista facente funzione che, pur non essendo un Direttore di Struttura Complessa ne ha in capo tutte le responsabilità».

M5s «Quello che ci viene proposto oggi come efficientamento della sanità regionale per uniformarla al DM 70/2015 – dichiarano ancora i grillini – rischia di avere l’effetto contrario anche a causa della tipologia dell’utenza delle due strutture ospedaliere umbre. Con l’accorpamento dell’alta specialità su Perugia verrebbe sicuramente meno molta della mobilità attiva proveniente dall’alto Lazio verso l’Ospedale di Terni (si stima una mobilità attiva di circa il 20% a fronte di un 9% del perugino) con il rischio concreto di non raggiungere, in ogni caso, quei volumi di attività minimi definiti dalla legge. Altro fronte caldo è sicuramente quello relativo al personale. Nel piano si parla ancora della spesa per l’adeguamento della struttura ternana e di un aggiornamento tecnologico delle attrezzature sanitarie che, seppur necessario, sarebbe ridimensionato dall’ obsolescenza della struttura, arrivata al termine della sua vita utile, con unità di personale del tutto insufficienti di numero. Su questo frangente i dati che arrivano dalla Regione stessa sono quanto meno contrastanti la realtà. Da una parte si assiste ad una riduzione del volume degli interventi chirurgici per mancanza di anestesisti (un esempio su tutti), dall’altra si evince dal documento del fabbisogno di personale redatto dalle aziende stesse, una situazione nella quale il personale risulta completo o deficitario di sole pochissime unità. Sarebbe curioso sapere come in questa situazione di cronica e marcata insufficienza di personale, con carichi lavorativi oltre ogni immaginazione, si possa prolungare l’attività dei vari ambulatori al fine di abbattere le liste di attesa. Il M5s  -ammoniscono – vigilerà sulle politiche sanitarie regionali a garanzia dei cittadini tutti, affinché le alte specializzazioni presenti nelle varie aziende sanitarie e ospedaliere vengano realmente valorizzate evitando il depotenziamento dell’una o dell’altra struttura».

Forza Italia Sulla vicenda intervengono anche Francesco Maria Ferranti, presidente del consiglio comunale di Terni in quota Forza Italia, e la capogruppo comunale del partito, Lucia Dominici. «Fare un nuovo piano sanitario regionale e rilanciare il tema dell’integrazione tra aziende ospedaliere e sanitarie con una giunta regionale dimissionaria e a tre mesi dalle nuove elezioni regionali, ma soprattutto con tutte le aziende sanitarie e ospedaliere commissariate da manager che resteranno in carica solo fino a gennaio 2020, suona come una farsa e fa pensare ad un Pd che tenta di occupare le ultime posizioni di potere e di mantenere un controllo sulla sanità regionale prima di uscire di scena alle urne. L’integrazione va fatta ma per migliorare il funzionamento della sanità va fatta in modo strutturato e ben organizzato e questo compito spetta a chi vincerà tra tre mesi le prossime elezioni. Si rassegni il presidente Paparelli se non è riuscito a fare questa integrazione e migliorare la sanità regionale in 10 anni. Lo vorrebbe fare ora in tre mesi? Ci vuole un lavoro serio e va fatto anche interloquendo con gli addetti ai lavori del settore medici, paramedici, infermieri e parti sindacali».

 

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