Catiuscia Marini

«Non sono le mie firme che mancano, ma la consegna dei piani di gestione delle macerie di Umbria, Marche e Abruzzo che spettava ai Presidenti di Regione. Il caso dell’Umbria? Hanno sottostimato del 50 per cento la quantità di macerie». Così il commissario straordinario per la ricostruzione Piero Farabollini al caso dello stop alla rimozione macerie, che nel cratere umbro del sisma vale circa 50 mila tonnellate ancora per strada. Ma a replicare è la governatrice Catiuscia Marini: «Tutti gli atti sono già a disposizione del Commissario e se vuole altre carte siamo pronti a fornirle. Sta di fatto che dal 1 gennaio di quest’anno abbiamo dovuto interrompere la raccolta della macerie a Norcia e in tutta la Valnerina, con la conseguente sospensione dell’attività dei cantieri, compreso quello per la Basilica di San Benedetto a Norcia, per attendere decisioni commissariali e di cui nella mia veste di vicecommissario ero già pronta da quella data a fornire».

Farabollini: «Mancano piani di gestione» Il botta e risposte segue il caso emerso la scorsa settimana, quando si è appreso che da tre mesi la Protezione civile umbra ha chiesto a Farabollini 9 milioni sia per saldare il conto alla Vus, multiservizi pubblica che finora ha recuperato circa 100 mila tonnellate di macerie, che per prorogare il contratto alla stessa Vus così da rimuovere le ulteriori 50 mila tonnellate di macerie di competenza pubblica. Sul terzo di macerie ancora da recuperare Farabollini dice che «invece del piano macerie più volte sollecitato all’Umbria, ci è stata inviata una nota il 24 gennaio scorso (ad oltre due anni dalle scosse) dove l’Ufficio speciale regionale ha dichiarato, nero su bianco, di aver sottostimato di oltre il 50 per le tonnellate da smaltire: alle prime 100 mila se ne sono aggiunte altre 53 mila salvo, testuale, “ulteriori demolizioni non ancora segnalate dai comuni dove sono ancora in corso i sopralluoghi». Una ricostruzione, quella fin qui emersa, che viene dunque respinta dal commissario Farabolli che, invece, punta il dito contro la presidente Catiuscia Marini e in generale contro «i presidenti di Regione, che sono anche vice commissari», accusandoli di pensare «che la struttura commissariale debba limitarsi ad essere un bancomat, ma sono loro – dice il commissario del governo – che avevano la responsabilità di redigere il piano macerie per individuare le risorse occorrenti e coordinare il complesso delle attività da porre in essere per la più celere rimozione delle macerie indicando i tempi di completamento degli interventi».

Marini: «Sorpresa da Farabollini» Dall’ufficio di presidenza della Regione bollano come «ridicolo» l’intervento di Farabollini, «che ancora non ha capito che è lui il commissario del governo ed è lui eventualmente che deve indicare ai suoi vice cosa fare». Poi giovedì mattina interviene direttamente la presidente Marini, che si dice «sorpresa, perché di fronte ad “un atto banale” come quello di autorizzare un secondo “step” per la raccolta delle macerie (autorizzazione passata dalla competenza del Dipartimento di Protezione Civile a quella del Commissario per la Ricostruzione), il commissario Farabollini, la cui funzione è esclusivamente gestionale ed operativa, non trova di meglio che sollevare una insignificante polemica». E poi: «In questi due anni e mezzo non ho mai fatto polemiche inerenti le complessità gestionali e operative dell’emergenza e della ricostruzione post-sisma, privilegiando nell’interesse dei cittadini e delle nostre comunità la strada della leale collaborazione istituzionale e provando a dare ai problemi risposte e soluzioni concrete. Così proseguirò fino alla fine del mio mandato anche perché, – dice Marini – se alla già complessa macchina burocratico-amministrativa, aggiungessimo pure la sterile polemica politica, determineremmo la fine di ogni ipotesi di ricostruzione, mentre il nostro compito è quello di sostenere ed accelerare il percorso di ricostruzione in atto».

Botta e risposta Nella stessa nota, comunque, Farabollini ricorda sia «che il Commissario gestisce soldi dei cittadini italiani con il dovere di vigilare sul loro utilizzo, ma che, d’intesa con il capo del dipartimento di Protezione Civile, sono stati già liquidati 100 milioni di euro alle regioni come anticipo con l’obbligo di fornire il piano di gestione per consentire alla struttura commissariale di espletare quanto di sua competenza sulle macerie». Quindi il messaggio ai governatori con Farabollini che «ad Umbria, Marche e Abruzzo non chiede altro che di essere messo in condizioni di operare secondo quanto previsto dalle norme e conclude citando ancora una volta il decreto legge 189: «Fare presto e bene non è solo un dovere, ma rappresenta l’unica possibilità di recuperare le originarie matrici storico-culturali degli edifici crollati». Anche qui la replica della Marini:  «Vorrei anche chiarire che i fondi della gestione commissariale, stanziati tra il 2016 e 2018, sono risorse per il territorio, per la ricostruzione e per tutte le attività operative e pertanto non rappresentano una “gentile concessione” del commissario. Nei prossimi giorni inviterò Farabollini a prendere parte a una riunione del Comitato istituzionale, insieme ai sindaci del cratere, cosa che non è stata possibile sin dal suo insediamento avvenuto lo scorso 4 ottobre, ormai cinque mesi fa: il compito di tutti è fare di più e parlare di meno».

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