L'aula del consiglio regionale (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Tutto rimandato a giugno, quando le elezioni amministrative saranno archiviate, ma con una strada già tracciata e che porta, come scritto nei giorni scorsi, alla possibilità di produrre in alcuni impianti dell’Umbria il Css, il Combustibile solido secondario. Martedì infatti a palazzo Cesaroni è approdata la mozione proposta dal capogruppo del Pd Renato Locchi e da quello del Psi Massimo Buconi, che impegna la giunta Marini a presentare un adeguamento dell’attuale Piano rifiuti (datato 2009) entro il prossimo giugno, a un anno da quando il documento sarebbe dovuto arrivata in aula. Il testo invita a trovare «la soluzione più idonea ad assicurare la chiusura del ciclo» e a «tenere conto nelle scelte anche dell’esito del percorso partecipativo già avviato con i sindaci dell’Umbria». La mozione, che probabilmente sarà discussa e votata nel corso in una delle prossime seduta, non unisce il centrosinistra vista la contrarietà di Prc, Idv e del comunista Orfeo Goracci. Insomma, la quadra politica sulla chiusura del ciclo è tutta da trovare.

La mozione Il documento di Locchi e Buconi boccia, come già fatto in più occasioni dall’esecutivo, la possibilità di costruire un inceneritore vista la diminuzione della quantità dei rifiuti e l’aumento della raccolta differenziata, mentre apre alla «possibile produzione di Css-combustibile». Questo adeguando «uno o più impianti esistenti di selezione e trattamento per l’eventuale produzione» del Css. Una modifica del Piano «perseguibile – aggiungono – da realizzare a condizione che vi siano preventivamente accordi con istituzioni e soggetti autorizzati all’utilizzo del Css prodotto in Umbria». Un sistema che non può prescindere da un alto tasso di differenziata e che nel suo complesso, se realizzato, potrebbe integrare quello attuale grazie al quale si selezionano e si recuperano i vari materiali.

Bocciata quella del centrodestra Martedì in aula intanto è stata bocciata, con 19 sì e 9 no, l’altra mozione presentata la settimana scorsa dal centrodestra (in calce le firme di Fd’I, FI e Udc) con la quale si chiedeva alla giunta di dare il via libera alla combustione di Css nei cementifici e in tutti quegli impianti in possesso dell’Autorizzazione integrata ambientale. Ai no del centrosinistra si è aggiunto anche Gianluca Cirignoni (Lega), dubbioso vista la «mancanza di garanzie sugli effetti negativi di far bruciare rifiuti nei cementifici». Per Brutti e Dottorini (Idv), così come per il comunista Goracci e Stufara (Prc) si tratta di un’opzione pericolosa. «Bene – dice Stufara – la bocciatura della mozione delle destre, dal nostro punto di vista bisogna gestire i rfiuti senza brucirali. Gli interessi dei cittadini vengono prima di quelli di qualcuno». «Il consiglio regionale – ha detto invece Nevi – ha perso un’occasione importante a causa dell’ideologia della sinistra radicale».

Marini: difenderemo Umbria verde Da parte sua la presidente Marini ha assicurato che l’impegno sarà quello di «difendere, anche in questo frangente, l’Umbria verde». «Certo – ha aggiunto – c’è la necessità di individuare una soluzione efficace per la chiusura del ciclo, ma la questione del Css, sulla quale la Regione non ha competenze normative, è comunque marginale rispetto ad altri e ben più complessi problemi, quali, ad esempio, il riambientamento dei vari siti del territorio umbro, come Orvieto o Spoleto, dove si ospitano discariche per accogliere i rifiuti di tutti gli altri comuni». La presidente poi nel suo intervento ha ribadito che mai l’Umbria ha vissuto una vera emergenza legata ai rifiuti, e che «la soluzione del trattamento termico in Umbria non è sostenibile dal punto di vista industriale: e comunque, non è scritto in alcun passaggio del piano regionale rifiuti che si chiude il ciclo utilizzando i cementifici. I quali, casomai, per poter intervenire su questo versante, devono chiedere l’autorizzazione ambientale, che è in capo ai sindaci dei luoghi dove questi impianti operano».

Twitter @DanieleBovi

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