Nel quartiere di Madonna del latte, a Città di Castello, sorge il «mulino dei record», la struttura del 17esimo secolo ispirata alle invenzioni di Leonardo da Vinci, punto di riferimento per gli abitanti della zona, e che dopo 22 anni torna a macinare grano di qualità.

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Riattivato dopo 22 anni un mulino del ‘600  La struttura originaria del mulino è stata eretta nel ‘600 ed è custodita da secoli dalla famiglia Serafini, il cui attuale erede è il prof Maurizio Serafini. Al termine della Seconda guerra mondiale per un lungo periodo il macinatoio era rimasto l’unico funzionante nella città a seguito dei bombardamenti che avevano reso gli altri mulini completamente inutilizzabili. La struttura della Madonna del latte si era salvata dalle aggressioni per le sue caratteristiche legate alla pala Pleton, che normalmente veniva collocata all’esterno degli stabili, rendendo facilmente individuabili ed attaccabili i macinatoi. Il «mulino dei record» presenta, invece, la pala situata al di sotto dell’abitazione, restando quindi non visibile dalle contraerei.

La storia Nel dopoguerra si fece quindi un uso massiccio del macinatoio per sopperire alla mancanza di altri mulini, modificandone anche la struttura stessa per poter reggere il lavoro notturno. Il mulino dopo gli anni ’50 del secolo scorso, è rimasto funzionante solo per usi didattici e solo occasionalmente agli inizi degli anni ‘80, mentre è stato riattivato ufficialmente in questo periodo del 2022 e lunedì è stato visitato direttamente dal sindaco di Città di Castello, Luca Secondi, che ha partecipato a una visita guidata, definendola «estremamente interessante per le giovani generazioni in grado di far comprendere loro il passato, la storia, le tradizioni e le attività legate alla cultura contadina».

Ispirato al genio di Leonardo da Vinci Il mulino della Madonna del latte gode quindi di due caratteristiche di ingegneria vincenti, la pala Pleton e gli ingranaggi a coppia conica di invenzione e disegno di Leonardo Da Vinci, «che consentono il trasferimento dell’energia da orizzontale a verticale e viceversa, generando la rotazione della macina e la fuoriuscita della farina», come spiega il professor Serafini. La pala Pelton, «quella che viene direttamente colpita dall’acqua che scende dall’invaso di raccolta chiamato bottaccio – continua il proprietario – risale a fine ‘800 e si tratta di una pala in ghisa, innovativa per l’epoca rispetto alla pala piana». La Pelton era stata inventata nel 1880 dall’omonimo carpentiere californiano ed essendo concava, è in grado di sfruttare al meglio l’energia dell’acqua rispetto alla pala piana. Il mulino funziona con gli ingranaggi a coppia conica di invenzione e disegno di Leonardo Da Vinci, che consentono il trasferimento dell’energia da orizzontale a verticale e viceversa, generando la rotazione della macina e la fuoriuscita della farina. Gli ingranaggi leonardeschi furono inventati e utilizzati la prima volta per risolvere il problema della collocazione della cupola del Duomo di Firenze nella sua attuale sete. Vista l’efficacia di questo congegno per trasferire l’energia da orizzontale a verticale e viceversa, lo stesso è stato utilizzato per i mulini ad acqua, sia per la lavorazione dei cereali che per altri usi di tipo industriale.

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