«Il riordino assicura maggiori garanzie perché sostanzialmente saranno le stesse comunità locale ad amministrare i beni, con l’unica differenza che alle elezioni parteciperanno i residenti delle diverse frazioni anziché i capifamiglia». Così l’assessore regionale all’Ambiente, Fernanda Cecchini, sullo scioglimento delle quattordici comunanze agrarie di Foligno trasformate in Amministrazioni separate dei beni a uso civico in base a una legge del 1927.
Regione scioglie 14 comunanze agrarie di Foligno La vicenda è stata denunciata dai presidenti delle comunanze che hanno bollato il provvedimento di Palazzo Donini come un «atto d’imperio» e annunciando ricorso al commissario per gli Usi civici della Regioni, Pietro Catalani. Sul caso è intervenuto nelle ultime ore il sindaco di Foligno Nando Mismetti che ha espresso «preoccupazione per un atto che interessa tanti concittadini e di cui non si comprendono le ragioni della soppressione decisa dalla giunta regionale, peraltro senza alcuna forma di concertazione con il Comune, tanto che già dal 17 febbraio ho chiesto un incontro con l’assessore Cecchini, invitando la Regione a sospendere l’attuazione del provvedimento, in attesa di chiarire lo scioglimento» delle comunanza agrarie di Afrile, Arvello, Capodacqua, Carié, Casale, Cassignano, Collelungo, Forcatura, Morro, Ravignano, Rio, Seggio, Sostino e Sant’Eraclio.
Cecchini: «Riordino assicura maggiori garanzie» Da qui l’intervento dell’assessore Cecchini: «Non c’è stato nessun atto autoritario di scioglimento delle comunanze agrarie, bensì un ntervento doveroso per legge del quale dal 2014 abbiamo debitamente informato sia gli interessati che il Comune, al quale è stata inviata specifica comunicazione di quanto emerso dalle indagini condotte e messa a disposizione tutta la documentazione. La necessità di procedere ad un riordino della situazione delle Comunanze agrarie – spiega – è emersa nell’ambito delle attività ispettive e di vigilanza condotte del Servizio regionale competente. Da tali indagini è emerso che, ai sensi della normativa vigente, non esiste un fondamento giuridico che consenta di riconoscerne l’esistenza. La nuova veste di Amministrazioni separate dei beni di uso civico assicura maggiori garanzie di sopravvivenza, anche perché saranno le stesse comunità locali che hanno amministrato precedentemente i beni a proseguire nella loro tutela e salvaguardia. L’unica concreta differenza rispetto alla situazione precedente è che alle elezioni degli organi delle nuove Amministrazioni parteciperanno tutti i residenti nelle diverse frazioni anziché i soli capifamiglia. Una novità che consentirà, come è ovvio, di avere maggiori garanzie di sopravvivenza per molte realtà montane dove negli ultimi anni si sono spesso riscontrati problemi per la costituzione degli organi»
