©️Fabrizio Troccoli

di M.T.

La decisione degli organi parlamentari di non inserire la possibilità di votare nella città in cui si vive per gli studenti e lavoratori lontani dal proprio comune di residenza ha riacceso il dibattito sulla partecipazione civica dei giovani che studiano o lavorano fuori casa. In vista del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, in programma il 22 e 23 marzo, chi è iscritto all’università in un’altra città o ha un impiego stabile lontano dal luogo di residenza dovrà dunque tornare nel proprio comune di iscrizione anagrafica per esprimere il proprio voto.

La maggioranza parlamentare ha rigettato, nel corso dell’esame del decreto-legge che disciplina lo svolgimento della consultazione, gli emendamenti presentati dalle forze di opposizione volte ad estendere questa possibilità anche ai cosiddetti “fuori sede”. La misura era stata sperimentata in occasione dei referendum abrogativi dell’estate del 2025 e alle elezioni europee del 2024, suscitando l’attenzione per l’impatto che può avere sulla partecipazione elettorale dei giovani lontani dalla propria città. I promotori delle proposte di modifica, tuttavia, hanno visto respinte le loro richieste con l’argomento ufficiale, da parte del governo, che non ci sarebbe tempo sufficiente per organizzare le procedure nei comuni italiani.

L’opposizione ha interpretato diversamente la scelta della maggioranza, sostenendo che la ragione politica sia quella di limitare il potenziale impatto elettorale di una platea di elettori spesso considerata più critica rispetto alle riforme istituzionali proposte dall’esecutivo. In particolare, è stato fatto notare che per la precedente sperimentazione era stata concessa una deroga con tempi di richiesta più lunghi (fino a 35 giorni prima delle consultazioni), mentre la proposta di estendere lo stesso meccanismo a questo referendum non è stata accolta, con il risultato che gli studenti e lavoratori fuori sede resteranno legati al proprio comune di iscrizione anagrafica per il voto.

Questa decisione registra particolare attenzione in territori dove la presenza di studenti universitari non residenti è significativa, come in Umbria e più nello specifico a Perugia. Qui l’Università degli Studi e la Stranieri – contano decine di migliaia di iscritti, con numeri aggregati che superano stabilmente i 30mila frequentanti. Secondo elaborazioni su dati ministeriali, a Perugia circa 12.780 studenti risultano iscritti a corsi universitari pur avendo residenza in province diverse da quella di Perugia, equivalenti a quasi la metà della popolazione studentesca complessiva dell’ateneo. Questi giovani rappresentano quasi l’8 per cento dei residenti della città.

Nel contesto regionale, l’Umbria nel suo complesso si caratterizza per un sistema universitario particolarmente attrattivo: l’ultimo rapporto Censis indica un saldo positivo tra immatricolati provenienti da altre regioni e studenti umbri iscritti altrove pari al 18 per cento, secondo dato più alto in Italia dopo l’Emilia Romagna. Questo suggerisce che, rispetto ad altre realtà, l’Umbria riesce ad attirare numeri significativi di fuorisede.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.