di Vincenzo Diocleziano

Non convince il progetto Anas per il potenziamento dello svincolo di Ponte San Giovanni (Perugia), cioè il raddoppio delle rampe. A sollevare dubbi e osservazioni è il comitato cittadino “Chi salverà Ponte San Giovanni” durante un incontro pubblico a cui hanno partecipato residenti, tecnici e rappresentanti delle istituzioni locali, chiamati a discutere un intervento considerato dallo stesso comitato «pieno di criticità», che sono state messe nero su bianco in un documento di 16 pagine: l’analisi è stata inviata agli enti locali con l’obiettivo dichiarato di «stimolare un confronto approfondito prima che i lavori prendano forma».

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Raddoppio rampe svincolo Ponte San Giovanni Secondo il comitato, l’opera rischia di trasformarsi in un intervento parziale, incapace di risolvere i problemi reali della viabilità. Nel mirino c’è in particolare il cosiddetto raddoppio delle rampe di Ponte San Giovanni: quelle che nel progetto vengono definite rampe, osservano i cittadini, non sono più semplici raccordi ma vere e proprie strade urbane. La conseguenza, spiegano, ci sarebbe «un aumento della complessità e della pericolosità dei punti di confluenza, dove già oggi si registrano code, incidenti e disagi quotidiani».

Chiesto il Nodo di Perugia Il nodo centrale, secondo il comitato di Ponte San Giovanni, rimane infatti la doppia funzione che lo svincolo si trova a svolgere: urbana ed extraurbana. Una condizione che, secondo l’analisi di 16 pagine, con l’attuazione del piano Anas non sarebbe più sostenibile. La viabilità dell’area, assimilabile a una strada urbana, non potrebbe reggere anche il traffico di lunga percorrenza che dovrebbe essere invece assorbito da un sistema infrastrutturale esterno alla città. Da qui la richiesta di riportare con forza all’attenzione delle istituzioni la necessità del Nodo di Perugia, un’opera pianificata da oltre quarant’anni ma mai completata.

Cosa manca nel progetto Anas Il report sottolinea inoltre altre due criticità: l’assenza di uno studio sull’impatto ambientale e sull’inquinamento che inevitabilmente i lavori e il nuovo assetto viario comporteranno, e il rischio di paralisi della circolazione durante i due anni previsti per il cantiere. Il progetto, infatti, sembrerebbe prevedere la riduzione delle carreggiate a una sola corsia, senza alcuna alternativa o corsia dedicata allo smaltimento del traffico. Una prospettiva che, per un’area già oggi congestionata, rischia di tradursi in una situazione ingestibile per residenti e pendolari.

Luigi Ercolani «La trasformazione delle rampe in strade – ha affermato Luigi Ercolani, presidente del comitato – può alleviare solo in parte alcune criticità, ma al tempo stesso ne introduce di nuove. Senza un quadro complessivo e senza un’analisi numerica dei flussi di traffico, la soluzione resta approssimativa e basata su tentativi».

La posizione del comitato «Il comitato, pur non opponendosi in linea di principio alla realizzazione dell’opera, sottolinea con fermezza che non potrà mai sostituire l’intervento strutturale del Nodo. Se quest’opera viene realizzata – hanno ribadito i rappresentanti – bene, ma non sarà mai risolutiva. Ponte San Giovanni e i 90 mila utenti che ogni giorno attraversano l’area hanno bisogno di risposte concrete, non di palliativi».

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