Conquista una certa evidenza sulla stampa l’aumento delle indennità peri i rettori delle università italiane che in alcune occasioni triplicano persino le cifre attuali. È il caso, ad esempio, di quello di Bologna che passerebbe da 50 mila a 150 mila, della Basilicata da 40 mila a 116 mila, di Ferrara da 48 mila a 153 mila, Genova da 44 mila a 160 mila, di Venezia da 35 mila a 110 mila, dell’ateneo Piemonte Orientale da 47 mila a 160 mila, del Politecnico di Bari da 36 mila a 121 mila, di Salerno da 71 mila a 182 mila. La rideterminazione del compenso del rettore dell’Università di Perugia, passerà dagli attuali 60.750 lordi ai futuri 137.500. Ma quale è il percorso che ha portato a questo e come stanno attualmente le cose?
Il decreto Draghi ha deliberato gli adeguamenti dei compensi per quanto riguarda la pubblica amministrazione, a partire dai sindaci per poi passare agli enti e fino alle università, non soltanto per i rettori ma anche per tutto il consiglio di amministrazione. Stando alle diverse interpretazioni sulla trasparenza ci sono rettori che hanno pubblicato sui propri siti le rideterminazioni e rettori che invece hanno evitato di farlo, probabilmente per evitare accuse e polemiche. La rideterminazione andava compiuta dentro una forbice che prevedeva un minimo e un massimo. L’Università di Perugia si è orientata sul minimo. Ovviamente tuttavia la situazione è congelata, nel senso che rispetto a questo occorre l’ok del Ministero. Tradotto significa che ad avvantaggiarsi di questo aumento sarà, probabilmente, il prossimo rettore, essendo a scadenza il mandato di quello attuale che ha deciso di non ricandidarsi.
Le rideterminazioni tuttavia saranno sottoposte a un ulteriore vaglio prima di ogni eventuale deliberazione soprattutto per scongiurare ipotesi di compensi diseguali rispetto a incarichi di simili dimensioni. Ovvero evitare ad esempio che rettori di università con un numero inferiore di studenti possano godere di compensi superiori rispetto a colleghi alla guida di atenei con più iscritti.
