I bidoncini per la raccolta porta a porta

di Daniele Bovi

Saranno sempre di più nel corso del 2011 e del 2012 le zone di Perugia coperte dal servizio di raccolta dei rifiuti porta a porta. Dal settembre scorso, oltre a molte aree del nord della città e al centro storico, la raccolta è attiva a Fontignano, Montepetriolo, San Martino dei Colli, Poggio delle Corti, Mugnano, Bagnaia, Capanne, Pilonico Materno, Castel del Piano, Pila e Lacugnano.

Gli obiettivi L’obiettivo dichiarato dell’amministrazione è quello di coprire entro il 2012 il 70% della popolazione. Entro la fine di quell’anno poi c’è da centrare anche un altro obiettivo, ambizioso, fissato dal Piano regionale dei rifiuti, ossia il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata. Nelle intenzioni di Palazzo dei Priori c’è lo scopo di prevenire la produzione dei rifiuti all’origine, di procedere con una raccolta differenziata «spinta» porta a porta, con il riciclo e reinvestimento di nuova materia nei cicli produttivi, con il recupero energetico per la componente di materia che non può essere differenziata ulteriormente e che, anziché immetterla in discarica viene valorizzata.

La lista delle aree della città Quelle relative al 2011 e al 2012 sono le ultime due fasi di espansione del servizio pensate dall’amministrazione. Per quanto riguarda il 2011 le aree che verranno coperte sono quelle di San Sisto, Collestrada, Montebello, Sant’Enea, San Fortunato, San Martino in Colle, Sant’Egidio, Ripa, Pianello, Pretola, Ponte Valleceppi, Casaglia, Cava della Breccia, Santa Petronilla e Olmo. Nel 2012 invece il completamento avverrà attraverso servendo Santa Lucia, San Marco, Ponte d’Oddi, Piscille, Prepo, Ponte della Pietra, San Martino in Campo, Balanzano e Santa Maria Rossa.

Il termovalorizzatore Sullo sfondo ovviamente rimane quella che in gergo tecnico viene chiamata «chiusura del ciclo dei rifiuti», ovvero la questione legata al termovalorizzatore. Il Piano dei rifiuti e il partito di maggioranza relativa, tramite il suo segretario Lamberto Bottini, hanno parlato chiaro. La parte residuale dei rifiuti, la monnezza indifferenziata insomma, andrà bruciata. Le uniche incognite riguardano il tipo di tecnologia da utilizzare e il posto scelto per realizzare l’opera. Nelle ultime settimane la tensione è tornata a salire dopo le dichiarazioni di Carlo Noto La Diega, ovvero l’amministratore delegato di Gesenu che ha indicato in Pietramelina il sito ideale per la realizzazione del termovalorizzatore.

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