di Chia.Fa.
«Mi chiedo se con la ricostruzione si potrà intervenire su ogni immobile o se si dovrà operare una scelta e se sia opportuno salvare quello che è bello oppure quello che serve». È questa la domanda che ha posto, venerdì, nell’ambito di Expo Emergenze, l’arcivescovo di Spoleto e Norcia, monsignor Renato Boccardo, a margine dell’intervento con cui ha fotografato lo stato dell’arte della ricostruzione delle chiese terremotate dell’Umbria. Al presule ha poi risposto l’architetto Filippo Battoni dell’Ufficio speciale della ricostruzione, spiegando che «tutti gli immobili e i beni culturali danneggiati dal sisma del Centro Italia, anche di proprietà della diocesi, saranno finanziati e ricostruiti».
Ricostruzione pesante chiese al palo In particolare, il presule, per 34 chiese lievemente danneggiate e finanziate con 7,7 milioni di euro complessivi ha spiegato che «per la maggior parte sono state espletate le gare di appalto e si stanno avviando i lavori», mentre come per la ricostruzione privata e pubblica sono molto più indietro i cantieri per la riparazione dei danni gravi. In particolare, resta al palo il primo piano di interventi sui beni del patrimonio artistico e culturale, quello varato nel settembre 2017 dal commissario Paola De Micheli, che per l’Umbria vale 19,5 milioni per la ricostruzione pesante di sedici chiese, quindici delle quali nella diocesi di Spoleto Norcia. Per gli interventi più pesanti «non risulta avviata la progettazione, inizialmente in capo al Mibac, ma ora – ha ricordato a Bastia monsignor Boccardo, che è anche presidente della Conferenza episcopale umbra – col decreto Genova le diocesi sono soggetto attuatore, anche se entro 60 giorni giorni dall’entrata in vigore della disposizione, la struttura commissariale deve istituire un tavolo tecnico per definire le procedure adeguate alla natura giuridica delle diocesi per le opere di importo superiore a 600 mila euro e inferiore alla soglia di rilevanza europea e soltanto dopo la definizione di tali procedure potranno dunque avere inizio anche i progetti dell’ordinanza 38», ossia quasi 20 milioni di cantieri per sedici chiese totalmente inagibili.
La domanda dell’arcivescovo Boccardo Quindi la riflessione del presule che a Expo Emergenze ha evidenziato come «a partire dalla Seconda guerra mondiale nell’Umbria in generale, e nella diocesi di Spoleto-Norcia in particolare, si è avuto un significativo spostamento della popolazione, per cui centri ricchi per secoli di abitanti e di edifici monumentali, custodi di preziose opere d’arte, sono quasi del tutto spopolati per gran parte dell’anno e dopo gli eventi sismici sono diventati quasi paesi fantasma; altre aree hanno visto, invece, un progressivo aumento della popolazione, e dove era solo campagna sono sorti quartieri coi relativi luoghi di culto, che raramente possono vantare pregio d’arte. Cito come esempio la parrocchia del Sacro Cuore nella periferia di Spoleto, che conta oltre settemila abitanti e ha un solo luogo di culto, non certo significativo dal punto di vista artistico e attualmente inagibile. Al contrario, il vasto territorio dei comuni di Norcia e di Preci che, insieme, non raggiunge un egual numero di abitanti, custodisce centinaia di luoghi di culto, parte lesionati, parte gravemente danneggiati, parte del tutto distrutti; la quasi totalità ha pregio d’arte, talvolta anche molto elevato. La domanda che nasce da queste considerazioni è: si può intervenire su ogni immobile o si dovrà operare una scelta? E quale sarà la griglia di valutazione? È opportuno salvare quello che è bello o quello che serve? Nello spoletino si sente citare spesso il proverbio “arcapezza a muichetta e manna preci u filone”, per indicare quelle persone che impiegano forze ed energie per imprese minime ed inconsistenti e perdono quelle ben più significative. L’auspicio è che nel rapportarci con la ricostruzione postsismica – ha concluso il presule – non entriamo in questa logica, ma sappiamo utilizzare al meglio quello di cui si può disporre, senza dimenticare che nel giro di pochi anni ci sarà nuovamente la verifica di quanto è stato fatto».
Sindaco sul Sacro Cuore Sul riferimento alla chiesa del Sacro Cuore di Spoleto, stanziato un milione di euro con l’ordinanza commissariale 49, è anche intervenuto il sindaco Umberto De Augustinis che, archiviando di fatto il caso del mancato invito a Expo Emergenze, sollevato da Forza Italia una volta che era già stato chiarito, ha espresso «profondo apprezzamento per le parole del vescovo, che meritano – ha detto – la nostra più piena vicinanza. Il mancato ripristino di alcuni luoghi di culto molto importanti e molto vissuti nella nostra città, come ad esempio la chiesa del Sacro Cuore, tuttora inagibile dopo due anni, nonostante sia punto di riferimento per oltre settemila fedeli, è un ulteriore elemento di sofferenza per una realtà che continua a pagare le conseguenze del terremoto. Pur nel rispetto delle situazioni di difficoltà che vivono le altre realtà della nostra regione, non possiamo non ricordare che Spoleto è il comune più grande dell’area del cratere e che, come tale, necessita di una serie considerevoli di interventi sia sul fronte dell’edilizia pubblica e privata, sia, come giustamente ha ricordato Boccardo, per quanto riguarda i luoghi di culto».
