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lunedì 6 febbraio - Aggiornato alle 07:03

Vaccini, Cgil e un medico contro D’Angelo: «Gravi pressioni». La replica: «Non c’è stata mancanza di rispetto»

Il sindacato e una volontaria del centro vaccinale di San Marco criticano le scelte e gli atteggiamenti del commissario, che risponde: «Volevo garantire regolare flusso di lavoro»

Il punto vaccinale di San Marco

«Gli errori, i ritardi e le conseguenze delle scelte sbagliate dei vertici della sanità umbra non possono in alcun modo essere fatti ricadere sulle spalle del personale sanitario, che con abnegazione massima, in certi casi anche in forma volontaria, presta servizio presso i punti vaccinali della nostra regione». Ad affermarlo in una nota sono la Cgil e la Fp Cgil di Perugia insieme alla Cgil Medici, che avrebbero ricevuto negli ultimi giorni molteplici segnalazioni da parte di medici impegnati nella campagna di vaccinazione che denunciano «pesanti pressioni e ingerenze sul loro operato da parte dei vertici della sanità umbra ed in particolare del commissario all’emergenza Covid Massimo D’Angelo». «Non è pensabile – spiegano i sindacalisti – che ai problemi organizzativi, ad esempio quelli evidenti generati dalla scelta di concentrare solo a San Marco tutte le vaccinazioni del Perugino, si risponda aggredendo il personale medico e imponendo condizioni e tempi di lavoro non adeguati a garantire un servizio di vaccinazione attento e scrupoloso».

Relazioni adeguate «Tutto questo è assolutamente inaccettabile – prosegue la nota – e ci aspettiamo che la Regione e l’assessorato alla Sanità intervengano prontamente per interrompere immediatamente comportamenti del genere». Per la Cgil, dunque, non solo vanno immediatamente ripristinate relazioni adeguate con il personale sanitario, ma vanno fatte le assunzioni di personale, «sempre promesse e mai effettuate», e vanno riviste le scelte organizzative, a partire da quella di mantenere un unico punto vaccinale per Perugia, «decisione che, oltre a creare, come si è visto, gravi disagi alla popolazione, sembra andare nella direzione di un depotenziamento del servizio».

La lettera Una denuncia arriva alle redazioni da parte di Carla Cicioni, medico Chirurgo in pensione che ha deciso di dare il proprio contributo come volontaria nel centro vaccinale di San Marco. In una lettera inviata all’assessore Luca Coletto, al direttore del distretto del Perugia e al presidente dell’Ordine provinciale dei medici, Cicioni sottolinea che giovedì scorso è stata «richiamata in malo modo dal commissario per l’emergenza Covid per l’Umbria Massimo D’Angelo a non perdere tempo nella raccolta dell’anamnesi delle persone che dovevano essere sottoposte a vaccinazione. Quando ho fatto osservare che era indispensabile parlare con le persone prima di sottoporle a vaccinazione, mi ha scortesemente risposto che era tutto scritto, di non perdere tempo e di tornare a lavorare».

Pressione «Mi si dice che questo comportamento, fra l’altro, sia stato più volte reiterato nel corso del tempo – continua – mettendo fretta agli operatori e soprattutto ai medici, come se l’unico elemento di interesse per il commissario sia acquisire la firma di un medico, in modo che qualcuno si assuma la responsabilità della vaccinazione, piuttosto che garantire la somministrazione del vaccino nella sicurezza dovuta. Anche se non voglio credere che questa disattenzione alla sicurezza sia nelle intenzioni più profonde del commissario, ritengo che la pressione a “tagliare corto” rischi di essere estremamente pericolosa e foriera di errori e mi costringe, per non venir meno ai miei doveri deontologici, a interrompere l’attività di medico volontario nei centri vaccinali del distretto del perugino».

La replica Parole a cui D’Angelo replica spiegando che «i risultati importanti raggiunti nel contrasto all’epidemia e nella campagna vaccinazioni antiCovid sono frutto in primis del grande contributo, umano e professionale, di tutto il personale del sistema sanitario regionale. Lo testimoniano anche i report periodici del Ministero della Salute, di Agenas e della Fondazione Gimbe che pongono costantemente l’Umbria tra le prime regioni per quanto riguarda i principali indicatori epidemiologici sul versante dei contagi, dei ricoveri e delle vaccinazioni, avvalorando quindi le scelte strategiche/organizzative assunte dalla Regione Umbria».«Non era mia intenzione – dice poi D’Angelo a proposito della lettera – indurre la riduzione dei tempi relativi alla fase di anamnesi dei pazienti. Il mio atteggiamento era mirato a garantire un regolare flusso di lavoro e non voleva essere una mancanza di rispetto nei confronti di professioniste e colleghe, tenuto conto altresì che l’anamnesi dei pazienti, in quanto atto medico, è un’attività assolutamente incomprimibile e che necessita degli approfondimenti che ciascun medico ritiene necessari. Tengo a ribadire il mio personale apprezzamento e la mia gratitudine verso tutti gli operatori che continuano costantemente a prestare la loro opera fondamentale per garantire la sicurezza dei cittadini».

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