di Daniele Bovi
Dopo quello di Assisi, anche i punti nascita di Narni e Castiglione del Lago si apprestano a chiudere i battenti nel giro di qualche settimana. Convocato da tempo, mercoledì si è tenuto il summit a tutto campo sulla sanità regionale: intorno al tavolo, sul quale è stata messa tanta carne al fuoco, il neo-assessore regionale alla sanità, Luca Barberini, i direttori delle aziende ospedaliere e sanitarie dell’Umbria, il direttore regionale, Emilio Duca, e i dirigenti dell’assessorato regionale. Un incontro dove, tra le altre cose, è stata ribadita la volontà di Regione e direttori delle aziende di «razionalizzare» il sistema degli undici punti nascita regionali.
Da 11 a 8 Undici che diventeranno otto: Assisi è già chiuso da tempo e i prossimi sulla lista sono Castiglione del Lago e Narni oggetto, quest’ultimo, di un’interrogazione del consigliere regionale di Forza Italia Raffaele Nevi, che chiede «chiarezza sulle scelte della Regione non solo per Narni ma anche per Pantalla e Castiglione del Lago». «L’annuncio dato – dice il consigliere – all’indomani delle elezioni sa proprio di presa in giro». Pantalla al momento non sembra nella lista mentre per quanto riguarda gli altri due (che non rispettano il parametro di almeno 500 parti all’anno imposto dalla legge) nessuno ufficialmente pronuncia date, ma secondo quanto trapelato l’orizzonte a cui guardare è quello della fine dell’estate.
PER LA SANITÀ UMBRA NEL 2014 40 MILIONI IN MENO
Direttori Da lì si aprirà un’altra partita che interesserà non tanto gli utenti del sistema sanitario umbro quanto gli attuali direttori delle aziende e quelli che vorrebbero sostituirli. Il 31 dicembre infatti scadrà il mandato dei vertici delle due Usl e delle due aziende ospedaliere e la giunta è chiamata a confermarli o a sostituirli. Ovviamente con l’arrivo del neo-assessore tra gli attuali direttori serpeggiano dubbi e preoccupazioni e ognuno proverà a giocarsi le proprie chance. Sul tavolo mercoledì si è parlato poi delle conseguenze dell’accordo siglato il 2 luglio in Conferenza Stato-Regioni, dove è stata trovata un’intesa sul taglio da 2,35 miliardi del fondo sanitario 2015, che per l’Umbria significa poter contare su 40 milioni di euro in meno.
Conti ok «L’andamento finanziario del 2015 – ha rassicurato Barberini – conferma la sostanziale solidità del sistema sanitario umbro, nonostante il taglio. Un risultato ottenuto anche grazie alla capacità di programmazione della Regione che nel bilancio di previsione ha prudenzialmente tenuto conto dei potenziali tagli del Fondo». Sonni troppo tranquilli però non si possono dormire e allora servirà «proseguire nell’opera di consolidamento e tenuta dei conti – prosegue Barberini -, con l’adozione di misure rivolte sia alla revisione e maggiore efficienza della spesa che alla riorganizzazione dei servizi». In questo quadro si colloca anche la riorganizzazione della rete ospedaliera regionale, con una prima proposta da sottoporre alla giunta a settembre.
Rete ospedaliera Lo schema prevede due grandi ospedali per le emergenze, ovvero Perugia e Terni, all’interno di un disegno a quattro aree (il nord dell’Umbria, il centro, il Folignate-Spoletino e il Ternano-Orvietano) dove ciascun ospedale, per quanto possibile, dovrà avere la propria missione evitando la duplicazione dei servizi, da integrare meglio con il territorio. Tornando ai punti dell’accordo del 2 luglio, Barberini ha assicurato che il lavoro sulla rinegoziazione dei contratti andrà avanti: «Il sistema della gare centralizzate, da tempo operante in Umbria, sta portando buoni frutti. Oggi l’aggregazione delle gare nella nostra regione copre quasi il 60 per cento delle forniture di beni e servizi».
Liste d’attesa Quanto al piano straordinario per l’abbattimento delle liste d’attesa, dopo i primi risultati positivi si andrà avanti rilanciandolo e affiancandolo «a una più intensa attività di monitoraggio – ha detto Barberini – per incrementare ancora il contenimento dei tempi di attesa e favorire la presa in carico di tutti gli assistiti, evitando la criticità di una mancata risposta assistenziale. A tal fine abbiamo dato mandato ai direttori delle aziende di evidenziare i punti critici di questo percorso, così da poter ampliare l’offerta di servizi e accorciare ulteriormente l’attesa per le prestazioni specialistiche».
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