di M.R.
Entro i confini regionali dell’Umbria, nonché nell’ambito di una stessa Azienda sanitaria locale, si verificano situazioni di disparità nell’assistenza garantita ai malati mentali. Lo ha spiegato per conto di tutte le associazioni e cooperative che gestiscono le strutture dedicate, con l’impiego di personale specializzato, il presidente Actl Sandro Corsi in Terza commissione consiliare a Terni martedì mattina. Una situazione per la quale alcuna famiglie della cosiddetta Zona sociale 10, ad esempio, si sono viste recapitare dall’Usl 2 la richiesta di pagamento di parte della retta per la cura dei pazienti nelle comunità terapeutiche e unità di convivenza.
Salute mentale Il caso, già noto ai gruppi politici rappresentati in consiglio comunale a Palazzo Spada, è stato così oggetto di dibattito e confronto con chi concretamente opera all’interno di queste strutture e che ha portato sui banchi della massima assise cittadina la preoccupazione di tante famiglie già gravate dal peso di un malato mentale in casa, nonché le conseguenze e gli effetti che una compartecipazione alle spese potrebbe comportare, ovvero la rinuncia all’assistenza sanitaria, con un progressivo abbandono dei pazienti a loro stessi, talvolta soggetti che potrebbero rivelarsi anche socialmente pericolosi. «Sappiamo che le casse del Comune – ha detto Corsi nel suo intervento – hanno qualche problema ma ci auguriamo che ci sia incisività politica sia nei confronti della Regione che della Usl Umbria 2, un’azienda di emanazione regionale». «L’Usl Umbria2 è la grande assente a questo tavolo» osserva il consigliere di Senso civico Alessandro Gentiletti. «Mica dobbiamo fare il confronto all’americana con contraddittorio» replica il presidente di commissione Federico Brizi. Quando poi la discussione prende la piega per cui si ipotizza di audire in un secondo momento Regione e Usl, Gentiletti preme perché venga votato l’atto d’indirizzo predisposto: «Diamola noi l’indicazione politica, siamo qui per questo».
«Normativa schizofrenica» L’ok al dispositivo è unanime: sulla necessità di completare i lavori al centro geriatrico per aumentare la capacità assistenziale, valorizzare l’attività della Domus Gratiae e quella di rendere omogenea la normativa di riferimento sull’intero territorio regionale, sono tutti d’accordo. Alle cooperative sociali Actl, La Speranza, Tabor, Servizi e strutture Terza Età srl e Villa Rosalba srl che per le 150 famiglie coinvolte temono povertà economica, che diventa anche e soprattutto sociale e culturale visto il tema delicato, l’assessore al Welfare del Comune di Terni Cristiano Ceccotti ha ammesso che «C’è della schizofrenia nella normativa regionale e nell’applicazione della stessa in relazione a quella nazionale di riferimento, non l’ho scritta io e anzi voglio cambiarla. Col benestare dei sindaci della zona sociale 10 non a caso abbiamo inoltrato una richiesta di modifica in tal senso nelle osservazioni al Piano sanitario regionale. Compartecipare come ente locale alle spese degli utenti finali, con un bilancio approvato (come sottolinea anche Lucia Dominici di Fi), non è semplice». Di quali costi parliamo? Alla domanda del consigliere Luca Simonetti (M5s) è stato risposto che si parla di una cifra che oscilla tra i 75 e i 118 euro al giorno. Sui bilanci di una famiglia, spese di non poco conto. «Su qualcosa siamo d’accordo – commenta Filipponi (Pd). Questa è una battaglia giusta da sostenere».

