La prefettura di Perugia

di D.B.

«Un default per crediti e non per debiti». Nel giro di qualche giorno, per la precisione entro il 30 settembre, le due province umbre dovrebbero, il condizionale è d’obbligo, chiudere i propri bilanci di previsione ma i soldi in cassa non ci sono. Ergo, il presidente di quella di Perugia nonché il collega di Terni, Nando Mismetti e Leopoldo Di Girolamo, sono pronti a mettere tutto nero su bianco in una comunicazione ai prefetti. In teoria il termine entro cui presentare il bilancio sarebbe stato quello del 30 luglio ma, come spiegò Mismetti in una conferenza stampa, se la Provincia non viene pagata per i servizi che ancora svolge non c’è possibilità di pareggiare i conti.

Default per crediti «La Provincia di Perugia – ribadisce l’ente di piazza Italia venerdì mattina – non ha alcun “debito” che debba essere ripianato: la gravissima difficoltà di bilancio in cui versa l’ente è, al contrario, determinata dal fatto che, in attesa del riordino delle funzioni, l’amministrazione provinciale sta gestendo tutta una serie di servizi (centri per l’impiego, formazione lavoro, viabilità regionale, ambiente, caccia e pesca, controllo costruzioni, risorse idriche e così via) per conto dello Stato e della Regione senza che i relativi costi siano stati ancora pagati. Le risorse che tali istituzioni devono erogare alla Provincia non sono un contributo da elargire più o meno generosamente, ma molto più semplicemente il preciso corrispettivo per i servizi effettivamente svolti. Si tratta perciò di “crediti” e non di “debiti”».

L’ACCORDO REGIONE-SINDACATI-PROVINCE

Parla Mismetti In mattinata Mismetti ha parlato al consiglio provinciale, che non ha chiuso la seduta bensì ha deciso solo di sospenderla per consentire nelle prossime ore e giorni un continuo aggiornamento, spiegando che «se oggi fosse il 30 settembre avremmo una sola strada davanti: la dichiarazione di dissesto finanziario dell’ente». Il presidente, oltre a ribadire che non c’è nessun buco e che le difficoltà arrivano dalla mancata riscossione dei crediti per le attività svolte, ha detto che la Provincia, come quella di Terni, è lontanissima dalla possibilità di chiudere il bilancio di previsione. Mismetti ha fatto presente come dal primo gennaio a oggi non sia stato possibile attuare alcun trasferimento di personale, non per inadempienze, quanto perché ad oggi manca il Dpcm sui criteri di mobilità. Secondo quanto sostenuto dal presidente, Perugia e Terni potrebbe chiudere i loro bilanci solo se gli venissero garantite le risorse per il personale e i servizi legati alle funzioni non più fondamentali, ma che continuano ad essere a carico dei due enti. Proprio per questa specificità il caso delle Province umbre approderà la prossima settimana al tavolo nazionale. Attualmente nelle condizioni di Perugia e Terni si trova un’altra decina di province italiane, oltre alle 6-7 già in pre-dissesto.

L’incontro Di tutto questo si è parlato giovedì nel corso di un tavolo intorno al quale si sono seduti l’assessore regionale alle riforme Antonio Bartolini, i presidenti delle due Province e i sindacalisti delle Rsu. Sul piatto ci sono i 6,5 milioni di euro che la Regione metterà attraverso l’assestamento di bilancio (che sarebbe dovuto approdare in aula a settembre) ma che, secondo i sindacati, non bastano a pagare (i soldi sono al netto delle posizioni organizzative) i circa 180 dipendenti che passeranno dalle Province a palazzo Donini, in uffici come urbanistica, ambiente e non solo, ovvero quelle funzioni che fino alla travagliata riforma venivano svolte dalle province. Soldi, quelli della Regione, che in realtà sono di più se si contano ad esempio anche quelli messi a disposizione per i Centri per l’impiego.

Assemblee Secondo l’accordo siglato alla fine di luglio, il trasferimento del personale dovrebbe avvenire entro novembre ma la preoccupazione tra i lavoratori, che temono di non veder pagati gli stipendi, è grande tanto che per lunedì mattina sono state convocate in via urgente le assemblee del personale (i servizi dei Centri per l’impiego, Sportello del cittadino e  Sportelli polifunzionali saranno sospesi per l’intera mattinata). Lì i dipendenti (che manifesteranno anche di fronte alle sedi delle province) verranno informati degli ultimi sviluppi e decideranno insieme eventuali forme di mobilitazione. «La Regione dell’Umbria – si legge nella comunicazione sindacale della Rsu di Perugia – a differenza di altre, mette a rischio le due Province. A difesa del nostro posto di lavoro, del nostro salario, della nostra professionalità, dei servizi resi ai cittadini, si convoca l’Assemblea di tutto personale che è invitato a partecipare in maniera massiccia anche in previsione delle future manifestazioni di lotta». Da Terni invece si spiega che la decisione di convocare l’assemblea «è stata assunta dopo il tavolo della governance svoltosi ieri a Perugia e che non ha dato le risposte attese. Secondo la Rsu non sono stati fugati i dubbi sui bilanci delle Province, sul futuro dei dipendenti e sul mantenimento dei servizi al cittadino. A tutto questo, secondo la Rsu, si legano e si aggiungono le forti incertezze sulla possibilità di avere garanzie per gli stipendi e per il mantenimento delle professionalità».

Preoccupazione Sul filo del rasoio ci sono anche i precari dei centri per l’impiego (una cinquantina), che la Regione ha detto di non poter stabilizzare e i poliziotti della provinciale, oltre 100 persone che in teoria dovrebbero andare in forze alle Unioni dei comuni ma, anche in questo caso, tutto sembra ancora in alto mare. «La situazione in cui Governo e Regione stanno lasciando le province è vergognosa» commenta il consigliere provinciale di Perugia Floriano Pizzichini, che alla luce di quanto sta avvenendo in queste ore si dice «pronto a rimettere il proprio mandato come gesto di dignità e di protesta. Si gioca sulla pelle di decine lavoratori e dei cittadini, cui non si garantiranno più servizi essenziali quali l’edilizia scolastica  e la viabilità.  In questo quadro, anche il nostro ruolo di consiglieri, svolto in questi mesi a mero titolo gratuito, è bene ricordarlo a chi ama strumentalizzare ruoli e persone, perde di significato». Sul caso venerdì mattina Cgil, Cisl e Uil che in una nota unitaria scrivono: «La Regione e il Governo devono impedire il dissesto finanziario delle Province di Perugia e Terni, ma dal tavolo di ieri (giovedì, ndr) è emersa un’assoluta incertezza sul futuro».

Twitter @DanieleBovi

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