L'ospedale di Perugia (foto F.Troccoli)

L’Umbria festeggia il primo intervento di telemedicina salvando la vita a una donna colpita da ictus ischemico e soccorsa dal 118 a Orvieto. Qui nella città della Rupe l’ospedale non dispone della presenza h24 del neurologo e per questo da tempo l’Usl 2 ha attivato un protocollo col San Giovanni Battista di Foligno, dove invece il neurologo è sempre operativo.

Primo intervento di telemedicina in Umbria Il sistema sperimentato è stato messo alla prova nei giorni scorsi quando il 118 di Orvieto ha soccorso in abitazione una donna con emiparesi e difficoltà di parola. La diagnosi rapida compiuta dall’operatore del 118 ha permesso di attivare la catena diagnostica-terapeutica per garantire l’accesso alla cura tempo-dipendente. All’ospedale di Orvieto la donna colpita da ictus è stata sottoposta ad esami di laboratorio e di diagnostica per immagini dall’equipe del Pronto soccorso, diretta dal dottor Alessio Gamboni, che ha quindi attivato il teleconsulto neurologico in fase di sperimentazione. Il sistema ha permesso di garantire assistenza in remoto con il reparto di Neurologia di Foligno diretto dal dottor Mauro Zampolini, anche se di turno la sera del primo intervento di telemedicina c’era il dottor Francesco Corea, che ha potuto eseguire la procedura infusionale con farmaco trombolitico della durata di un’ora.

Perché la telemedicina Al termine del trattamento la paziente è stata tenuta sotto controllo «per eventuali complicanze tardive ma l’intervento è andato a buon fine. Il protocollo di telemedicina attivato tra Orvieto e Foligno – spiega una nota della Usl2 – rientra nelle direttive emanate dal Sistema Sanitario Regionale che facilitano l’accesso alle cure per patologie tempo-dipendenti garantendo alti profili di sicurezza ed indubbi risparmi economici. Spesso, infatti, si ricorre a dispendiosi trasferimenti in ambulanza la distanza per centralizzare il paziente è superiore all’ora di percorrenza e spesso serve ulteriore tempo per attivare equipaggi in reperibilità. Tutti questi passaggi – evidenziano dall’Usl 2 – limitano la possibilità di somministrare tempestivamente cure per questa malattia, poiché prevedono accesso ad altri ospedali spesso anche congestionati». Da qui il protocollo, il primo intervento e soprattutto la prima vita salvata.

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