di Daniele Bovi
La difficoltà ad incassare la montagna di crediti romani alta oltre 51 milioni di euro, ma non solo. Nella relazione con cui Gianluigi Giambenedetti certifica il nuovo piano di ristrutturazione scritto dagli advisor di Umbria mobilità, tra le cause della crisi dell’azienda l’esperto ne indica anche un’altra: per troppi anni si sono lasciati correre autobus e traghetti senza che il prezzo del servizio fosse adeguato all’inflazione. Insomma, si sono tenuti i prezzi troppo bassi. Giambenedetti concentra la sua critica intorno al Dap, il documento annuale di programmazione economica fatto ogni 12 mesi dalla giunta regionale e poi approvato in consiglio. Secondo l’esperto nell’arco temporale 2006-2012 «la revisione dei prezzi prevista nel Dap – scrive – è risultata inferiore di circa il 15,3% rispetto all’indice Foi trasporti».
LE MOSSE PREVISTE NEL NUOVO PIANO
Prezzi e inflazione Questo mancato adeguamento al trend dell’inflazione nel corso del tempo ha provocato una «perdita considerevole del livello di marginalità, con conseguenti evidenti ripercussioni sui risultati di periodo». Già nel primo piano di ristrutturazione gli advisor segnalarono che l’adeguamento del contratto di servizio era un punto imprescindibile per rimettere autobus e treni sulla retta via. E questo è tanto più vero viste le caratteristiche territoriali dell’Umbria, altra causa della crisi. Col passare degli anni infatti si sono acuite le «difficoltà della società ad operare con profitto – scrive l’esperto – in un territorio come quello umbro caratterizzato dalla presenza di tanti piccoli centri abitati, molti dei quali ubicati in territori montuosi, difficilmente raggiungibili».
Crediti e debiti Tra le «criticità» più importanti, se non la più importante, ci sono però le difficoltà della società ad incassare le fatture emesse nei confronti di Roma Tpl. Difficoltà che hanno portato UM ad interrompere la gestione del servizio nel Lazio e ora, come spiegano gli advisor nel piano di ristrutturazione, il rientro di questi crediti da qui al 2017 rappresenta il pilastro sul quale si dovrà reggere il risanamento. La mancata riscossione ha poi provocato la crescita dell’indebitamento di UM verso le banche. Col passare del tempo nei conti della società si nota infatti la crescita del peso degli oneri finanziari, dovuta al «forte ricorso allo strumento delle anticipazioni bancarie – scrive Giambenedetti – a causa delle difficoltà ad incassare il valore delle fatture emesse nei confronti dei propri clienti e/o partner o partecipate».
Troppi colletti bianchi Da ultimo sui conti in rosso dell’azienda unica dei trasporti ha pesato anche un altro fattore, ovvero l’eccessiva quantità di colletti bianchi che lavorano dentro Umbria mobilità: una «struttura del personale indiretto (dirigenti, quadri e impiegati)» il cui peso è «eccessivo», «sovradimensionato rispetto alle reali esigenze della società».
Twitter @DanieleBovi
