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venerdì 7 maggio - Aggiornato alle 21:56

Prete innamorato, il vescovo: «Per lui rispetto ma gli eroi sono quelli che non mollano»

Sigismondi di fronte al clamore mediatico per la vicenda di don Ceccobelli prende la parola: «Aveva scelto Cristo per la vita e non ce l’ha fatta»

don Riccardo Ceccobelli

Rispetto sì, ma non chiamatelo eroe. Di fronte al clamore mediatico che ha sollevato la storia di don Riccrado Ceccobelli, il vescovo Gualtiero Sigismondi rompe il silenzio di questi giorni. Proprio lui che ha affiancato don Riccardo, domenica scorsa, mentre al termine della messa annunciava ai propri parrocchiani di Massa Martana di aver deciso di svestire la tonaca perché si era innamorato di una ragazza.

Scelta consapevole In una nota, il vescovo sottolinea come «la Chiesa chiede ai preti di vivere il celibato con maturità, letizia e dedizione, quale testimonianza del primato del Regno di Dio e, soprattutto, come segno e condizione di una vita pienamente donata: senza misura. Si diventa preti dopo almeno sette anni di discernimento e, attualmente, sempre più in età adulta, quando si ha maggiore coscienza e capacità di fare scelte definitive. Così è stato anche per don Riccardo, il quale, dopo un itinerario formativo durato almeno sette anni, ne aveva 33 quando è stato ordinato presbitero». Come a dire, non è un percorso dal quale si può recedere facilmente. Una delle affermazioni che, in questa circostanza, ha dato maggior fastidio al presule è che “Al cuore non si comanda”. «Tale opinione – dice Sigismondi – è indice di quanto, in un tempo segnato dal relativismo, la ragione sia sottoposta al dominio del sentimento».

Non è un eroe «Si è parlato di eroismo – prosegue il vescovo – davanti ad un prete che decide di mollare tutto perché si è innamorato di una ragazza; certamente occorre rispetto per la libertà di chi, pur avendo promesso solennemente di consacrare tutto se stesso a Cristo Gesù per il servizio alla Chiesa, non ce la fa, ma parlare di eroismo risulta davvero fuori luogo. Gli eroi – prosegue – sono quelli che rimangono in trincea anche quando infuria la battaglia, come, ad esempio, i mariti e le mogli o i padri e le madri che non mollano nei momenti di difficoltà, perché si sono presi un impegno e l’amore li inchioda anche nel tempo in cui i sentimenti sembrano vacillare; come i sacerdoti che, senza limiti di disponibilità e con cuore libero e ardente, vivono la fedeltà di una dedizione totale. In questo momento di sofferenza – conclude Sigismondi – , la Chiesa di Orvieto-Todi è chiamata a vivere con serena fiducia e a fare tesoro di quanto il Santo Padre ha ricordato proprio oggi, durante l’Udienza Generale: “Senza la fede, tutto crolla; senza la preghiera, la fede si spegne».

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