In Umbria oltre 60 ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche lavorano con contratti precari, senza garanzie di continuità. La crisi della ricerca pubblica, aggravata da tagli ai fondi, blocchi contrattuali e assenza di governance, mette a rischio progetti strategici su ambiente, dissesto idrogeologico e sostenibilità. Un emendamento alla legge di bilancio ha stanziato fondi per la stabilizzazione, ma copre appena 170 assunzioni su oltre 4mila precari e molti contratti legati al Pnrr sono in scadenza. I ricercatori umbri chiedono assunzioni stabili e una pianificazione a lungo termine.

Incontro a Perugia Venerdì 6 giugno una delegazione dei Precari uniti del Cnr Umbria ha incontrato l’assessore comunale di Perugia all’Ambiente, David Grohmann, dopo essere stati ricevuti già dalla sindaca Ferdinandi, che ha inviato una lettera ufficiale alla ministra Bernini sul tema. Al centro dell’incontro, la condizione lavorativa dei ricercatori precari e il ruolo fondamentale della ricerca pubblica per la tutela del territorio e dell’ambiente. Il gruppo Precari uniti raccoglie assegnisti, borsisti e ricercatori a tempo determinato attivi in 88 istituti del Cnr. In Umbria operano oltre 60 precari, 44 dei quali a Perugia, distribuiti nei sei istituti regionali. L’incontro ha rappresentato un’occasione per sottolineare come la crisi della ricerca pubblica — segnata da tagli ai fondi, assenza di governance e blocchi contrattuali — abbia conseguenze concrete non solo sulle vite dei lavoratori, ma anche sulla capacità dello Stato di rispondere alle emergenze ambientali.

La situazione Il legame tra precarietà scientifica e fragilità del territorio è particolarmente evidente in una regione come l’Umbria, esposta a rischi idrogeologici e a un progressivo spopolamento. Nonostante un recente emendamento alla legge di bilancio abbia stanziato fondi per la stabilizzazione dei precari, le risorse coprono circa 170 assunzioni su oltre 4mila lavoratori. Il blocco è aggravato dalla mancanza di un presidente al Cnr, dall’abolizione degli assegni di ricerca, dall’assenza di procedure per l’utilizzo dei fondi esistenti e dall’imminente scadenza dei contratti legati al Pnrr. I Precari uniti chiedono l’avvio immediato delle procedure di stabilizzazione previste dalla legge Madia, la nomina della governance dell’ente, una programmazione pluriennale delle assunzioni, risorse certe nella prossima manovra economica e concorsi pubblici che valorizzino l’esperienza maturata all’interno del Cnr.

Cnr in Umbria I ricercatori hanno ricordato come gli istituti Cnr umbri svolgano attività cruciali: dall’Irpi, che studia frane, alluvioni e terremoti in collaborazione con la Protezione Civile, all’Ibbr e Isafom, impegnati rispettivamente nell’agricoltura sostenibile e nell’economia circolare. L’Iret si occupa dell’impatto degli inquinanti sugli ecosistemi, mentre Scitec e Iom sviluppano ricerche sui materiali a supporto dell’industria locale. Il contesto climatico rende la situazione ancora più urgente: il 2024 ha già fatto registrare un numero record di eventi meteorologici estremi.

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