«Per porcini e ovoli è una stagione eccezionale». A dirlo è il micologo umbro Giancarlo Bistocchi che conferma di fatto quello che chiunque viva in questa regione ha accertato nell’ultimo mese, assistendo a parenti e amici, anche non raccoglitori di lungo corso, in grado di addentrarsi nei boschi e tornare a casa dopo poche ore con canestri pieni. «La stagione è straordinaria non solo per porcini e ovoli, ma per ogni tipo di fungo» afferma Bistocchi, secondo cui «la fiorita è partita dalle zone di Città della Pieve e Pietrafitta per poi estendersi a Terni, Perugia e Gubbio».
Porcini e ovoli, l’esperto: «Stagione eccezionale» E molti in Umbria si stanno interrogando sulle ragioni di una stagione straordinaria e, come sempre accade, le ipotesi sono le più svariate, con alcuni che imputano l’abbondanza di porcini e ovoli perfino alla siccità della primavera e dell’estate scorse. «Sono affermazioni gratuite semplicemente perché non ci sono pubblicazioni che mettano in relazione annate siccitose con stagioni particolarmente ricche» dice Bistocchi, che poi aggiunge: «Anche negli anni passati naturalmente abbiamo avuto porcini e ovoli, ma ritengo che questa stagione sia stata particolarmente fertile perché i nostri porcini, ovvero i boletus aereus e aestivalis, prediligono temperature miti e molta pioggia, e queste sono le condizioni che abbiamo registrato nel territorio, dove la colonnina non si è mai notevolmente abbassata». In questo senso, secondo il micologo e stando alle previsioni meteo, «è probabile che la stagione si protragga per tutto il mese di ottobre o almeno fino a quando non inizierà a soffiare la tramontana».
Regole da rispettare Complici i social, dove ormai da giorni rimbalzano foto di significativi carichi di porcini sono tanti, probabilmente troppi, i neofiti che si sono inoltrati nei boschi di castagni, faggi e querce alla ricerca di porcini e ovoli. «Ricordiamo innanzitutto che c’è un limite alla raccolta, che è di i 3 kg giornalieri per ogni persona» afferma Bistocchi, che indica anche un altro limite, ovvero «un diametro di almeno quattro centimetri del cappello», al di sotto del quale è vietato raccogliere quasi tutti i funghi ad eccezione di poche specie. Per gli ovoli, che i romani chiamavano il cibo degli dei, la regola, invece, è quella di procedere alla raccolta soltanto «quando presenta una lacerazione naturale e spontanea del velo generale che ne permetta l’identificazione». In Umbria i residenti possono raccogliere funghi in tutta la regione, ma «devono essere riposti e trasportati in contenitori rigidi e areati realizzati con fibre naturali intrecciate, al fine di consentire la diffusione delle spore»: ergo, «è vietato in ogni caso l’uso di contenitori di plastica», tipo le buste dei supermercati. Neanche a dirlo, poi, nel bosco è vietatissimo «usare rastrelli, uncini o altri mezzi che possano danneggiare lo strato umifero del terreno, il micelio fungino e l’apparato radicale superficiale della vegetazione», così come non è consentito «il danneggiamento e la distruzione volontaria dei carpofori fungini di qualsiasi specie».
