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martedì 18 maggio - Aggiornato alle 11:08

Pnrr, Cgil a Tesei: «L’Umbria non ha un ‘accumulo invecchiamento’ ma longevità attiva»

Evitare sperimentazioni che spersonalizzano e che puntano solo alla privatizzazione del sistema sanitario pubblico

Mario Bravi, Spi Cgil Perugia

di Mario Bravi
segretario provinciale Spi Cgil Perugia

Nel cosiddetto Pnnr presentato dalla Giunta Tesei, apprendiamo con stupore la considerazione da “laboratorio” di cui sono oggetto gli over 65 umbri. Intanto nel documento si sottolinea che la nostra regione ha una popolazione over 65enne pari al 25,5% (in realtà con i dati Istat 2020 superiamo il 26%), mentre a livello nazionale siamo al 22,8%. E questo sembra essere considerato non una conquista, ma addirittura esclusivamente un problema.

I dati Al contrario l’allungamento della aspettativa di vita è una conquista sanitaria e di civiltà. Semmai, alla vita che si allunga, occorrerebbe garantire, da parte delle istituzioni pubbliche, elementi di qualità e di sostegno. Sempre l’Istat nel suo ultimo report certifica che l’Umbria ha l’aspettativa di vita più alta, pari a 81,1 anni per i maschi e 85,6 per le femmine. Il dato però su cui occorre riflettere è che la pandemia ha ridotto questa aspettativa di vita di 9 mesi per i maschi e di 6 mesi per le femmine. Inoltre, la provincia di Perugia ha una aspettativa di vita ancora più alta della media regionale, essendo di 81,4 anni per i maschi e di 86 anni per le femmine. Su scala nazionale Perugia ha l’aspettativa di vita per le femmine più alta in assoluto. Non vorremmo che l’approccio della Regione mettesse in discussione questa conquista. Il documento della Giunta Tesei, arriva a definire, in maniera del tutto offensiva, la situazione dell’Umbria come (testuale) un «accumulo di invecchiamento», ripetendo in maniera pedissequa le definizioni assurde del presidente della Liguria, Giovanni Toti. Si dice, inoltre, che «le malattie cronico-degenerative e le disabilità correlate all’età possono diventare insolubili», tenendo conto della situazione economica e sociale dell’Umbria.

Il messaggio In questa logica si propone la costituzione del Curi (Centro umbro di ricerca e di innovazione), per sviluppare avvenieristiche tecnologie di scienze omiche e di medicina predittiva. Inoltre, nel progetto si parla di medicina riparativa e rigenerativa. Riteniamo necessario sottolineare che, non disprezziamo assolutamente le innovazioni tecnologiche se finalizzate al miglioramento qualitativo della vita delle persone anziane, ma vorremmo che tutte le persone, a prescindere dall’età, venissero considerate soggetti da coinvolgere attivamente e non semplici oggetti su cui operare le più avveniristiche sperimentazioni. Come se non bastasse, il progetto in questione verrebbe affidato a degli imprenditori, per le necessarie iniziative di clusterizzazione. Infine vorremmo ricordare alla Regione, che gli anziani e i pensionati sono organizzati nei sindacati, appunto, dei pensionati e degli anziani, che hanno titolo per essere non solo coinvolti, ma per svolgere una funzione attiva, evitando sperimentazioni, che spersonalizzano e che puntano solo alla privatizzazione del sistema sanitario pubblico, che invece riteniamo vada potenziato e rafforzato.

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