di Giorgia Olivieri e Elle Biscarini

L’Agenzia italiana del farmaco ha emesso il proprio parere positivo alla possibilità di distribuire gratuitamente, sul territorio nazionale, la pillola contraccettiva e la profilassi pre-esposizione all’Hiv. Mentre per la Prep tutto tace, la questione della contraccezione gratuita ha trovato ampia risonanza nel Paese, eppure la possibilità che si avveri è ben lontana. L’Italia registra minimi europei per utilizzo della pillola anticoncezionale, con l’Umbria tra i fanalini di coda, mentre la spesa pro capite cresce di anno in anno.

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Pillola gratuita La presidente del Comitato prezzi e rimborsi dell’Agenzia italiana del farmaco, Giovanna Scroccaro, ha annunciato alla stampa, venerdì 21 aprile, il parere positivo della commissione tecnico-consultiva alla possibilità che la pillola anticoncezionale venga distribuita gratuitamente su tutto il territorio nazionale. Scroccaro, in un intervista a Quotidiano Sanità, riporta che il comitato ha concluso un accordo preventivo con i produttori farmaceutici che costerà alle casse dello Stato 140 milioni di euro l’anno. Tuttavia il Comitato prezzi e rimborsi non è un organo decisionale e l’ultima parola spetta al Consiglio di amministrazione dell’Aifa, i cui vertici hanno deciso di rinviare la decisione a maggio.  A breve, infatti, dovrà essere emanato il decreto che rinnova gli organismi interni di nomina governativa dell’agenzia. In seguito al rinnovo, i membri del Comitato prezzi e la Commissione scientifica, che avevano dato il via libera al provvedimento, verranno completamente sostituiti.

Autonomia regionale A partire dal 2008, grazie all’autonomia regionale, la Puglia distribuisce già gratuitamente il contraccettivo nei consultori territoriali, seguendo quanto emerge dalla legge 405 del 1975 e dalla legge 194 del 1978. Per la precisione, in Italia non esiste una normativa specifica che garantisca la gratuità della pillola contraccettiva, ma le due leggi ricordano che, nei consultori, «l’onere delle prescrizioni di prodotti farmaceutici va a carico dell’ente o del servizio cui compete l’assistenza sanitaria». Inoltre, è specificato che «le altre prestazioni previste dal servizio istituito con la presente legge sono gratuite per tutti i cittadini italiani e per gli stranieri residenti o che soggiornino, anche temporaneamente, su territorio italiano». Nel frattempo, anche in Lazio, Emilia Romagna, Toscana, Piemonte e nella Provincia autonoma di Trento la pillola è già gratuita nei consultori.

In Umbria In Umbria, il gruppo Pd ha presentato, in occasione dell’8 marzo, una mozione all’Assemblea legislativa in cui riporta che «la contraccezione gratuita e accessibile, che dovrebbe essere regolamentata a livello nazionale, dipende, sempre più spesso, dall’orientamento espresso dai singoli enti a partire dalle Regioni, dalle Asl, dagli ospedali o dai singoli operatori sanitari». La richiesta del gruppo Dem è quella di «quanto meno valutare anche in Umbria gli esempi virtuosi che ci vengono offerti da Regioni in cui sono state intraprese azioni importanti in questo senso».

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I dati Secondo quanto riportato dal Quotidiano Sanità, le donne italiane registrano il più basso tasso di utilizzo della pillola anticoncezionale in Europa, 16,2 per cento rispetto al 21,4 per cento, ma in particolare le donne umbre si attestato al di sotto del dato nazionale con il 14 per cento. Per quanto riguarda la spesa pro capite nazionale, invece, proprio Aifa riporta che «nel 2020 la spesa per i farmaci contraccettivi è stata di 23,82 euro con una crescita media annuale pari al 2,9 per cento, e un aumento rispetto al 2019 di quasi il 5 cento». In particolare, in Regioni «quali Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo, Puglia, Molise e Campania si riportano consumi più bassi rispetto alla media nazionale, ma tendenzialmente più costosi». In particolare, per l’Umbria si registra un aumento pro capite circa del 6,9 per cento.

Conseguenze Le possibili conseguenze della riforma dell’Aifa, portata avanti dal governo Meloni, vedono la questione della gratuità della pillola contraccettiva sempre più calda. A causa della divisione di competenze tra l’Agenzia europea per i medicinali, l’Aifa, il Governo e le Regioni. Ad aumentare la distanza tra ipotesi e realtà c’è anche l’ideologia pro-vita, sostenuta da alcuni esponenti di destra, che accomuna la pillola anticoncezionale ad un aborto. A tal proposito la senatrice di Fratelli d’Italia, Lavinia Mennuni, ha chiesto «un passo indietro» da parte dell’Agenzia, in quanto «abbiamo una priorità ed è che ogni risorsa disponibile dello Stato venga apposta per favorire la natalità e sostenere la famiglia». In conclusione, il rischio è che si arrivi ad una situazione di disparità tra Regioni che colpirà le fasce più povere della popolazione, visti i continui aumenti di spesa per il contraccettivo.

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