La conferenza stampa dei comitati (foto U24)

di Daniele Bovi

Un no netto all’ipotesi di realizzare un impianto a biogas, un pacchetto di richieste che va dalla bonifica alla messa in sicurezza di tutta la discarica, tre istanze da inviare ai sindaci di Perugia, Gubbio e Umbertide e la promessa, se le cose non dovessero andare per il verso auspicato, di una dura battaglia legale. Venerdì mattina in una sala della Provincia di Perugia i rappresentanti di due comitati (Inceneritori zero, Verde Piandassino) e delle pro loco di Pierantonio e Sant’Orfeto hanno fatto il punto sulla situazione della discarica di Pietramelina mettendo sul tavolo una serie di richieste. Con loro anche l’avvocato dell’Unione nazionale consumatori Corrado Canafoglia. A suscitare preoccupazione è l’intenzione di Gesenu, contenuta nel piano industriale per il rilancio della società, di realizzare un impianto a biogas, ma non solo.

LE FASI DELLA CHIUSURA

La chiusura Dal settembre scorso sono partite le operazioni di chiusura dell’impianto che, secondo il piano, dovrebbero concludersi nel giro di due anni. Nei primi 18 mesi verrà stesa sul secondo lotto una copertura provvisoria, in teli in polietilene a bassa densità, caratterizzati da una elevata resistenza nei confronti delle soluzioni chimiche ed analoga a quella che ricopre il primo lotto. Con la seconda fase invece si provvederà alla copertura definitiva attraverso strati successivi di diversi materiali, l’ultimo dei quali sarà terreno vegetale: in tutto sopra ai rifiuti e ai teli una ‘coperta’ di oltre due metri. In un’area vicina però si sta stoccando l’umido, tanto che i cittadini lamentano continui cattivi odori, e di recente la forestale ha sequestrato un’area adiacente alla discarica con duemila metri cubi di rifiuti organici che avevano prodotto uno sversamento di percolato nel torrente.

Due istanze «La popolazione è stufa – dice Walter Marri di Inceneritori zero – perché la bonifica dell’area va a rilento». «Ora – aggiunge Giuliano Corbucci dello stesso comitato – nella zona si vuol fare un altro impianto anaerobico al quale diciamo no». L’avvocato Canafoglia che affiancherà comitati e pro loco illustra il percorso che parte dal deposito di due istanze nei comuni di Perugia, Gubbio e Umbertide: con la prima si chiede ai sindaci, responsabili della salute dei cittadini, se sia mai stata fatta la valutazione di impatto sanitario; con la seconda «se il concetto di “sito di interesse comunitario” qual è quello di cui si parla sia compatibile, sia sotto il profilo economico che giuridico, con la volontà – spiega l’avvocato – di creare un nuovo impianto». Una volta fatto ciò, si studieranno le risposte e se poi nulla si sarà mosso «abbiamo allo studio un altro tipo di azioni legali». Molto probabilmente, dagli esposti in procura alla denuncia dei sindaci.

Armi giuridiche «Abbiamo le nostre armi giuridiche nel cassetto – si limita a dire Canafoglia -: oggi tutto si può ancora fermare e per questo diamo un po’ di tempo a tutti. Noi vogliamo una soluzione purché in grado di tutelare il territorio, non certo scontri in tribunale». «Quello a cui puntiamo – aggiunge Adriano Mei dei comitati in rete – è la chiusura, la bonifica e la messa in sicurezza del sito. Le amministrazioni devono prendere coscienza di questa bomba ecologica, e poi c’è da pensare al valore delle nostre case e delle nostre imprese, che nessuno può vendere in nome di un presunto interesse pubblico».

Twitter @DanieleBovi

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.