di M.R.
Risale all’11 marzo scorso la richiesta di scarpa ortopedica con specifiche caratteristiche, per una 70enne originaria di Oristano, sottoscritta da un medico specialista dell’Usl Umbria 2. La paziente diabetica infatti, da quando è rimasta vedova, ha raggiunto la figlia nel cuore verde d’Italia ed è attualmente domiciliata ad Acquasparta e seguita da un diabetologo Usl a Spoleto. Quando la figlia si è rivolta al distretto locale di riferimento, le hanno detto che il dispositivo medico necessario per la madre avrebbe dovuto fornirlo l’azienda sanitaria sarda di residenza della 70enne. La signora subito si è attivata per affrettare il più possibile i tempi, scontrandosi tuttavia con un sistema complesso di codici risultati errati e prescrizioni rifiutate, per cui il piede della paziente diabetica peggiora di giorno in giorno senza la scarpa necessaria allo svolgimento delle attività quotidiane.
Tre mesi di rimpalli senza soluzione La prescrizione del medico Usl 2 inoltrata dalla familiare della paziente al distretto di Oristano, è stata rifiutata più volte, causa codici ritenuti obsoleti o non conformi per territorialità, o età della paziente, nonché in un caso per correzioni eseguite a penna sul modulo inoltrato. Risultato: sono trascorsi mesi senza soluzione, con inevitabile peggioramento delle condizioni di salute della 70enne. Nell’ultima mail ricevuta dal diabetologo che segue la donna, il consiglio è quello di far comunicare le due aziende sanitarie o, in alternativa, provvedere a proprie spese all’acquisto della scarpa ortopedica o ancora raggiungere il distretto di Oristano. Non proprio dietro l’angolo. A monte del problema, pare ci sia un diverso nomenclatore tra le due regioni. La calzatura di cui ha bisogno la paziente, potrebbe cioè non rientrare tra i dispositivi forniti gratuitamente dal sistema sanitario sardo.
Piede diabetico Tuttavia, ciò non è stato casomai specificato dal distretto di Oristano. Sin qui le comunicazioni del caso, con richieste di modifiche e integrazioni, sono ricadute tutte sulle spalle dell’utente, con interlocuzioni via mail, senza che la donna sia riuscita ad avere quanto richiesto per sua madre. Nella speranza, ora, che in qualche modo si faccia chiarezza, la figlia non trattiene lo sconforto raggiunto per il trattamento ricevuto: lasciata sola a gestire richieste che esulano dal suo campo di competenza, dove ogni parte di una scarpa ha un codice specifico e non le è stato ancora chiarito se i codici in questione siano dettati dal sistema sanitario nazionale o siano differenti per ogni regione. Ad ogni modo, all’Usl Umbria 2 – ufficio protesi, non risulta alcuna pratica ufficialmente avviata, proprio perché la competenza sarebbe dell’Usl di residenza della paziente. Informalmente, da via Bramante, lasciano intendere che, nel caso di un cambio di residenza, la donna avrebbe la scarpa necessaria.
