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venerdì 7 ottobre - Aggiornato alle 03:47

Piccolotti: «In Umbria come in Ungheria donne che abortiscono costrette a sentire il battito del feto». Ministro: «Valutiamo ispezioni»

La Regione smentisce. Una ginecologa a Umbria24: «Ecco cosa succede ad alcune donne»

Elisabetta Piccolotti (foto Umbria24)

«Abbiamo delle segnalazioni che in Umbria stia già accadendo quanto accade nell’Ungheria di Orban, e cioè che le donne che chiedono l’interruzione di gravidanza siano costrette ad ascoltare il battito del feto. Questa è una gravissima forma di pressione psicologica tesa a ingenerare sensi di colpa, chiediamo al ministero della Salute di mandare gli ispettori per verificare» se queste pressioni siano vere. È la denuncia dell’alleanza Verdi-Sinistra Italiana in una conferenza stampa con Elisabetta Piccolotti ed Eleonora Evi. Piccolotti è stata allertata sulla possibilità del fenomeno da una operatrice del terzo settore che segue donne che scelgono l’aborto. «Pare che a Terni – dice al telefono con Umbria24 – alcune donne vengano trattate senza il dovuto tatto, ci sarebbero casi in cui sono costrette a tornare in ospedale perché non si sente il dibattito del feto. La nostra richiesta è che il ministero della Salute faccia una ispezione per vedere se queste cose succedono e se sono previste nei protocolli».

Il ministro Il ministro della Salute, Roberto Speranza fa sapere che non ha «conoscenza diretta» di quanto denunciato, a proposito delle «segnalazioni che in Umbria stia già accadendo quanto accade nell’Ungheria di Orban, e cioè che le donne che chiedono l’interruzione di gravidanza siano costrette ad ascoltare il battito del feto». A margine di un’iniziativa elettorale a Terni ha anche spiegato di «non essere a conoscenza diretta della dichiarazione rilasciata, ma se ci sono elementi va valutata una eventuale ispezione», ha aggiunto. Secondo il ministro sarebbe «uno scenario totalmente irricevibile, fuori dalla norma vigente che tutti dobbiamo rispettare. C’è una legge, la 194 – ha proseguito -, che noi difenderemo con tutte le energie di cui disponiamo». Ha poi aggiunto che se «c’è qualche forza politica che pensa di cambiarla, dovrà confrontarsi con il consenso delle persone che su questo tema, in modo chiaro, si sono già espresse e noi difenderemo questa legge e la sua applicazione».

Risponde la Regione Umbria «In nessuna azienda sanitaria o ospedaliera della Regione Umbria, risulta che le donne che chiedono l’interruzione di gravidanza siano costrette ad ascoltare il battito del feto, così com’è stato dichiarato stamani nel corso di una conferenza stampa»: lo riferisce l’Assessorato regionale alla Salute. «Trattandosi di una denuncia grave – ancora l’assessore – di un fatto che lede fortemente i diritti delle donne e tocca una tematica delicata come quella dell’interruzione della gravidanza, sarebbe opportuno che coloro che hanno portato all’attenzione questa gravi fatti, li circostanziassero in modo da permettere alle autorità sanitarie di procedere con le opportune verifiche. In caso contrario, ribadendo che anche dal riscontro chiesto tempestivamente oggi alle Aziende, non risultano in Umbria fatti del genere, la Regione si vedrà costretta a dover tutelare nelle sedi opportune tutti i professionisti e gli operatori che lavorano con professionalità e correttezza, nel sistema sanitario regionale».

La ginecologa Umbria24 raggiunge Marina Toschi, ginecologa della rete Pro-Chois che dichiara: «Piccolotti ha ragione a denunciare. Ho raccolto personalmente la testimonianza di diverse donne che vengono trattate con procedure fuori dai protocolli. Al primo appuntamento che hanno per compiere l’interruzione di gravidanza, invece di trovare medici, che come bisognerebbe fare, garantiscono di somministrare al più presto i farmaci opportuni all’aborto, si trovano di fronte a una prima ecografia. Poi una seconda per verificare se il feto regredisce, per poi vedersi indicate tra quante potrebbero avere una interruzione di gravidanza volontaria, e quindi si trovano a dovere ripetere ecografie durante le quali sentono i medici commentare sul fatto che si ascolta o meno il battito del feto. Ho contestato, in più occasioni, anche ad alcuni colleghi queste pratiche. Il problema è che non vengono adottate le linee guida dell’Oms del marzo 2022».

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