di Chiara Fabrizi
Varrebbe 950 milioni di euro la prima mossa del governo per il Piano casa, che dovrebbe vedere la luce nel Consiglio dei ministri di venerdì 6 marzo e sarebbe incardinato, come riporta oggi Il Sole 24 Ore, sulla ristrutturazione dell’edilizia residenziale pubblica, le case popolari. Resta invece al vaglio il fronte dei fondi privati per il Piano casa, che entrerebbero in gioco per la costruzione di nuovi edifici da destinare a quella fascia di popolazione che non gode di buona salute economica, ma è comunque oltre la soglia reddituale prevista per l’accesso alle case popolari.
In Umbria, è emerso nel luglio scorso durante una seduta della Terza commissione del consiglio regionale, sono presenti 9.677 alloggi sociali (75 per cento di proprietà di Ater e 25 per cento dei Comuni), la stragrande maggioranza dei quali locati, ossia oltre 8 mila, ma a interessare qui è la quota degli alloggi non locabili perché in attesa di intervento di ripristino, che in quella sede sono stati quantificati in 1.391 case popolari, anche se poco meno di 120 erano in fase di ripristino o di progettazione dei relativi interventi.
Il conto presentato in commissione dal presidente di Ater Federico Santi segnava, quindi, circa 1.270 alloggi vuoti e non assegnabili, coi tecnici dell’Agenzia regionale per l’edilizia residenziale pubblica che stimano per ciascun alloggio popolare una spesa di circa 30 mila per gli interventi necessari, come emerso sempre a palazzo Cesaroni. Tirando le fila, l’Umbria per ristrutturare il proprio patrimonio di edilizia pubblica avrebbe bisogno di circa 38 milioni di euro, che a questo punto potrebbero almeno in parte arrivare dal decreto sul Piano casa atteso venerdì dal governo.
Le anticipazioni del quotidiano economico ricostruiscono anche l’assetto operativo definito per la gestione dei fondi. La regia dovrebbe essere affidata a Invitalia, incaricata di distribuire i contribuiti alle aziende case popolari delle Regioni, ma a Roma l’importo medio di spesa per il ripristino degli alloggi inutilizzati del governo, che in Italia sono circa 50 mila, è quantificato intorno ai 20 mila euro, quindi un terzo in meno di quello stimato in Umbria.
