Currently set to Index
Currently set to Follow
mercoledì 25 maggio - Aggiornato alle 12:14

Peste suina, stop di Morroni a chi chiede la proroga della caccia al cinghiale: «Dichiarazioni fuori luogo»

L’assessore: «Non è consentito e accrescerebbe i rischi». Fino a quando non saranno registrati casi si andrà avanti con quella di selezione

Un cinghiale

di D.B.

«Dichiarazioni fuori luogo». L’assessore all’Ambiente Roberto Morroni chiude così il dibattito che si è aperto negli ultimi giorni in Umbria a proposito della necessità di prolungare, con l’obiettivo di ridurre il numero dei capi presenti e quindi la possibilità di una diffusione della Peste suina africana, il calendario venatorio per quanto riguarda la caccia al cinghiale. «In Umbria – spiega – non sono stati segnalati ancora casi di Psa. Proseguirà pertanto il contrasto alla diffusione dei cinghiali, vettori della malattia, secondo la programmazione regionale, ma non potrà essere prorogata la caccia in battuta, poiché non è consentito dalla normativa e potrebbe, anzi, accrescere i rischi di propagazione della Psa».

PSA, COSA PREVEDE IL PIANO REGIONALE

Programmazione Per raggiungere l’obiettivo di una diminuzione dei capi presenti (mercoledì una stima fatta dal direttore dell’Istituto zooprofilattico sarebbero almeno 70 mila i cinghiali presenti in Umbria), si andrà avanti quindi con la normale programmazione e con quanto previsto dal Piano di sorveglianza e prevenzione della Psa. «Il prelievo venatorio costituisce lo strumento più diretto ed efficace – continua Morroni – per ridurre la diffusione dei cinghiali sul territorio, ma va coniugato con i criteri di gestione e di controllo della propagazione della malattia. Nelle ordinanze emanate per le zone dove è stata rilevata la presenza della Psa e nei Piani regionali vengono individuate, bloccate o limitate tutte le attività che comportano frequentazione delle aree infette e che rischiano di causare stimoli alla mobilità della specie cinghiale. In questa ottica, nelle zone di presenza del virus, in attesa di specifici e mirati piani di abbattimento, è stata sospesa anche la caccia».

LO ZOOPROFILATTICO: «ANDREBBERO ABBATTUTI TUTTI I CINGHIALI»

Selezione Fino a quando non sarà registrato un caso di Psa quindi «continueranno tutte le ordinarie attività di controllo e di contenimento che, come più volte ribadito, non devono essere considerate attività venatoria e, come tali, non rientrano nella sfera delle prescrizioni previste dal calendario venatorio. Proseguirà, altresì, il prelievo venatorio del cinghiale attraverso la caccia di selezione, come previsto dal calendario venatorio». La legge prevede per la caccia in battuta un periodo massimo di tre mesi e in Umbria ciò è stato possibile dal 3 ottobre al 2 gennaio.

MAIALI, UMBRIA TRA LE REGIONI CON PIÙ CAPI E MACELLAZIONI

Precauzione «Motivi precauzionali – aggiunge Morroni – spingono a limitare il più possibile le attività che aumentano la dispersione dei capi di cinghiale con il potenziale pericolo di incentivare la diffusione della Psa, nella eventualità che, sebbene non ancora rilevato, il virus sia già presente. Questo principio – rimarca – è indicato e motivato nel Piano di sorveglianza e prevenzione in Italia della Psa 2021 del Ministero della Salute e nel documento allegato al Piano». «Mi appaiono quindi fuori luogo – conclude – le dichiarazioni di quanti esortano a una proroga del calendario venatorio».

Fronte trasversale Il fronte a favore della proroga è trasversale anche perché le decine di migliaia di doppiette presenti in Umbria rappresentano un territorio di caccia importante per la politica. L’ultimo intervento in ordine di tempo è stato quello della neo consigliera regionale leghista Manuela Puletti, secondo la quale «prorogare la caccia al cinghiale nella nostra regione, come avevo sostenuto di recente in seguito all’interlocuzione con i rappresentanti di alcune associazioni venatorie umbre, è dunque una soluzione percorribile e auspicabile». Simili richieste nei giorni scorsi erano state avanzate anche dal consigliere regionale Andrea Fora e da Albano Agabiti, presidente di Coldiretti Umbria.

Bianconi e il M5s Più ampio il discorso del consigliere regionale Vincenzo Bianconi, che sulla scorta di quanto spiegato dal direttore dello Zooprofilattico a proposito della presenza in Umbria del cinghiale dei Balcani (che può toccare i 240 kg di peso contro gli 80 di quello italico ed è tre volte più prolifico), chiede di sfruttare le normative europee e quindi «di combattere le specie alloctone nei loro territori e promuove la reintroduzione di quelle autoctone». Nel corso di un appuntamento organizzato dal M5S poi il capogruppo Thomas De Luca ha sottolineato che è «necessario garantire la sorveglianza ma non possiamo distruggere l’economia», e che occorrono risorse per gli allevatori, un sostegno maggiore per la medicina territoriale e un potenziamento dei servizi veterinari. Il Movimento chiederà poi la nomina di un commissario straordinario nazionale con risorse speciali che possa coordinare un’azione centralizzata.

I commenti sono chiusi.