Modificare la regolamentazione della pesca in tutta la zona superiore alla trota della Valnerina, riducendo il prelievo da cinque trote con una misura di almeno 22 centimetri a due trote di almeno 30 centimetri. Questa una delle proposte che arrivano da Legambiente a margine del monitoraggio eseguito sul Nera e sul Corno con l’Università di Perugia che, stando a quanto riferito dalla stessa associazione ambientalista, ha comunque consegnato risultati confortanti sia in termini di biodiversità che per quanto riguarda l’andamento delle riproduzioni sia nei tratti no kill (dove si pesca e si rilascia il pesce) che in quelli liberi.
In particolare, il campionamento eseguito nel corso del 2022 da Legambiente e UniPg ha interessato più di un migliaio di trote prelevate in cinque tratti (tre no kill e due liberi), che sono state misurate e pesate, mentre in alcuni casi sono state prelevate delle scaglie per stabilire le loro età. Il monitoraggio ha confermato che la trota fario è in assoluto la specie dominante, ma è stato rilevato un incremento della presenza dello scazzone e di qualche esemplare di vairone, due specie protette anch’esse a rischio estinzione, mentre è ridotta la presenza di trote iridee che presumibilmente sono fuoriuscite dagli allevamenti di troticoltura. «L’aumento di queste specie è sicuramente un buon indicatore per la biodiversità», rilevano da Legambiente, che giudica «la fauna ittica ben strutturata e ben alimentata, con una distribuzione abbastanza significativa sia di pesce nati nell’anno fino a esemplari di 45 cm».
Secondo l’associazione, però, per mantenere questo patrimonio naturale e ittico non occorre solo ridurre il prelievo della trota, ma anche istituire nuove zone di protezione. «Alla Regione abbiamo proposto di istituirne una sul fiume Corno a Norcia – è scritto in una nota dell’associazione precisamente nell’alveo sotteso all’opera di presa in concessione alla azienda agricola Troticoltura Rossi, a valle per circa 1.200 metri, prevedendo il divieto di pesca e delle attività sportive di nautica fluviale allo scopo di limitare i fattori di pressione, tutelare gli ecosistemi e la fauna ittica, perché questo tratto ha caratteristiche idromorfologiche e biologiche particolarmente adatte alla riproduzione delle specie ittiche salmonicole, che in genere inizia nel mese di dicembre per poi terminare nei mesi di aprile/maggio, con la diffusione degli avannotti a seguito del riassorbimento del sacco vitellino».
L’altra zone di protezione che Legambiente vorrebbe istituire è sempre sul Corno, ma a valle dell’opera di presa di Balza Tagliata (Norcia) fino alla confluenza con il fiume Nera a Triponzo (Cerreto): si tratta – spiegano da Legambiente – di circa 2.800 metri che, dopo l’evento di piena avvenuto in gennaio, ha subito importanti modifiche dell’alveo a causa del trasporto solido proveniente dal tratto Cascia-Serravalle, che ha ridotto notevolmente la possibilità di praticare attività di pesca. Per le sue condizioni idromorfologiche e biologiche – è la proposta – anche questo tratto potrebbe fungere da incubatoio e da nursery per la riproduzione delle trote e per la reintroduzione della trota mediterranea, considerando anche che l’opera di presa di Balza Tagliata è invalicabile».
In compenso, però, già un anno fa Legambiente Umbria ha proposto alla Regione di prevedere nelle Zrs (zone a regolamento speciale) No kill della Valnerina la possibilità di cattura delle trote iridee pescate, derogando quindi al regolamento che stabilisce l’immediato rilascio del pescato, considerandola una azione funzionale e utile nell’ambito del progetto di conservazione e ripristino delle popolazioni autoctone di trota mediterranea nel quale si sta impegnando la Regione Umbria.
