martedì 7 aprile - Aggiornato alle 19:46

Perugina, un migliaio in piazza per difendere la fabbrica: «Siamo Davide contro Golia»

A Perugia la manifestazione convocata dalle Rsu, Landini: «Nestlé cambi idea». Mancata partecipazione massiccia della città

Alcuni manifestanti in piazza per la Perugina (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Don Claudio Regni è il parroco di San Sisto, il quartiere di fatto nato intorno allo stabilimento Perugina, e molte delle pecore del suo gregge entrano ogni giorno in fabbrica. Del parroco è l’immagine più forte della mattinata di sabato, quando in piazza Matteotti oltre mille persone si sono ritrovate per la manifestazione indetta dai sindacati in difesa della Perugina e dei lavoratori coinvolti nelle altre vertenze del territorio: «Resistiamo sempre e comunque – ha detto il parroco che ha portato anche i saluti del cardinale Bassetti, a letto influenzato – contro ogni forma di male e oggi l’impostazione economica attuale è contro l’uomo. Noi siamo, fratelli miei, il Davide che lancia il suo piccolo ciottolo sulla fronte della Nestlé. È poco ma non si sa quello che potrà accadere. Anche le istituzioni lancino il loro per colpirli in fronte». Sulla piazza splende un bel sole e soffia il primo vento fresco dell’autunno, che muove le bandiere delle tante realtà presenti.

FOTOGALLERY: CENTINAIA IN PIAZZA PER LA FABBRICA

Chi c’era A manifestare ci sono le istituzioni, dal sindaco di Perugia Andrea Romizi ai suoi predecessori (Wladimiro Boccali e Renato Locchi), la presidente Marini, quella del consiglio regionale Porzi, consiglieri regionali e comunali di ogni colore, assessori, i deputati e i senatori eletti in Umbria di Pd, M5S e non solo, il patron di Eurochocolate Eugenio Guarducci, i sindaci di Magione, Città della Pieve, Marsciano, Terni, Piegaro, Corciano e altri ancora; ad ascoltare gli interventi ci sono anche i Giovani comunisti, quelli del Pd, di Libera, i vertici e i militanti dell’Arci, tanti sindacalisti e poi i veri protagonisti, ovvero alcuni lavoratori di Perugina, dello stabilimento di Parma dove in ballo ci sono 160 posti di lavoro, quelli della ex Antonio Merloni e della Colussi, della Sda e della ex Fcu fino a quelli della TkAst di Terni, dell’Umbra cuscinetti. A mancare, per molti motivi (contingenti e non), è stata una partecipazione massiccia della città come chiesto da più fronti negli ultimi giorni; gran parte della piazza infatti era composta da ceto politico-sindacale, associazioni e altri ‘organizzati’. Insomma, la reazione profonda della città, è bene dirlo senza tentennamenti, non c’è stata ma magari la giornata di sabato potrà fare da innesco.

LIVE: IL RACCONTO DELLA  MANIFESTAZIONE

Dal palco A dare il la è stato Filippo Ciavaglia, segretario della Cgil di Perugia: «Nestlé – ha detto – è avida di denaro ed è impresa che prende solo da questo territorio. Riprendiamo il timone chiedendo lavoro oggi per un futuro domani. Non permetteremo che ci siano 365 esuberi. Andremo a trovare Toia e gli altri dirigenti in Svizzera». A intervenire dopo di lui è Simona Marchesi della Rsu, che parla della fabbrica come di «un’idea e un sogno; la Perugina è più di una fabbrica di cioccolato». L’epopea dell’azienda la racconta un operaio ormai in pensione come Aldo D’Arena, che ricorda anche la lotta del 1978 contro i 1260 licenziamenti e quei figli di contadini che cominciarono a lavorare a San Sisto: «Oggi – grida – un’altra riduzione occupazionale non è possibile». Impegnati in un’altra dura vertenza sono gli operai della Colussi, per i quali parla Mirko Ghiandoni: «Noi – dice – non siamo risorse umane ma persone». «La Perugina è un affare di tutti» e «Io difendo il lavoro» sono tra i cartelli più gettonati, mentre in fondo alla piazza ci sono i tifosi del Perugia, venuti a portare la loro vicinanza.

Dall’Ast alla Perugina A prendere la parola sono anche gli operai della ex Merloni e della ex Fcu, della Ast di Terni e della Sda, l’azienda del Gruppo Poste dove «in molti – grida una dipendente dal palco – stanno rischiando il posto di lavoro». A chiudere la giornata è Luca Turcheria, della Rsu aziendale che ha ripercorso le tappe della vertenza ripetendo molte delle cose dette a inizio settimana durante la conferenza stampa che ha preceduto l’appuntamento di sabato: «Questa è una vertenza storica. Da qui – dice – non vogliamo lanciare solo un messaggio dei lavoratori Perugia; noi vogliamo rimettere il lavoro al centro, qui c’è un mondo fatto di tante vertenze che aspetta risposte e questa è anche una chiamata forte alle associazioni datoriali». Turcheria ha parlato di una fabbrica che doveva essere «di riferimento per il cioccolato in Europa», dove si sarebbero dovuti produrre i biscotti per i gelati e così via. «Oggi – dice – Nestlé vorrebbe solo parlare di esuberi e non rispettare il resto del piano; stanno scappando dall’Italia, visto solo come paese dove commercializzare i prodotti». Il 13 ci sarà un altro incontro in Confindustria ma Nestlé «non potrà parlare solo di esuberi: dovrà dare risposta a questa piazza».

Landini Una piazza dove era presente anche Maurizio Landini, segretario Fiom. «Bisogna far cambiare idea alla multinazionale, ci vuole unità politica del mondo del lavoro ma anche volontà politica del governo. Bisogna far rispettare gli accordi – ha detto prima dell’inizio della manifestazione – e come abbiamo visto in Europa quando i governi vogliono possono giocare ruoli importanti per l’industria ma fino a ora lo hanno fatto quelli degli altri paesi. Se, come scritto nel piano, si vuol estendere un marchio importante come questo, legato a competenze e territorio, bisogna investire in questa direzione. La cosa centrale è fare investimenti, evitare licenziamenti e avere una politica industriale. La vertenza Perugina non è locale ma parla al paese».

Marini La presidente Marini dalla sua si aspetta che la multinazionale arrivi il 9 novembre al ministero «non più con il piano sociale, ma con un nuovo piano industriale sul quale anche le istituzioni potranno dare un apporto in termini di investimenti e di strumenti per l’occupazione. Per questo motivo considero impensabile che Nestlè si sottragga dal confronto nel merito di un vero piano industriale fondato su investimenti certi, su innovazione e ricerca e sull’utilizzo pieno delle reti commerciali e di marketing di cui Nestlè dispone da metter al servizio anche dei prodotti, dei marchi e della piena capacità produttiva realizzabile qui a Perugia. So beneche Nestlè può cambiare concretamente atteggiamento nei confronti di questa vertenza ed è impensabile che ci venga sottoposta la proposta di quasi dimezzare i posti di lavoro a tempo pieno e indeterminato».

Leonelli e i Gc Il segretario del Pd Giacomo Leonelli spiega che il partito è al lavoro per mettere intorno a un tavolo Renzi e i rappresentanti dei lavoratori e vede la mattina di sabato come «un primo passo importante ma non basta. La città deve sentire davvero ‘sua’ questa battaglia, insieme alle istituzioni locali, in una partita dove il Governo deve e dovrà necessariamente fare la sua parte». Fuori dal coro invece la presa di posizione dei Giovani comunisti di Perugia: «rimane molto amaro in bocca per una piazza numerosa ma non pienissima, troppo poco determinata, una piazza che non è stata nemmeno in grado di chiedere uno sciopero generale e generalizzato. Senza un minimo di conflitto come faremo a riprenderci ciò che ci spetta?».

L’INTERVENTO DELLA RSU

Twitter @DanieleBovi

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