di Daniele Bovi
Circa 10 mila euro, per la precisione 10.600 per quanto riguarda ogni bambino ospitato da un asilo nido gestito direttamente dal Comune di Perugia; tra i 7 mila e gli 8.500 in un sistema misto pubblico-privato (ma dove i costi delle strutture sono a carico del Comune) e ancora meno, quasi la metà anche ipotizzando una retta mensile molto alta (500 euro), se il pupo viene portato in una struttura interamente privata. Martedì pomeriggio durante la seduta della commissione sulla revisione della spesa sul tavolo sono finiti i costi degli asili e più in generale di tutto il settore scuola. Una discussione al termine della quale l’assessore Dramane Waguè ha parlato di una «struttura pesante. Spazio per risparmiare – ha detto – ce n’è». Volendo fare un confronto, come visto ogni bambino costa oltre 10 mila euro al Comune a fronte di 6 mila (ipotizzando rette da 500 euro da pagare anche a luglio e agosto) in una struttura privata nella quale dovrebbero essere garantire qualità del servizio e remunerazione di chi ci lavora. Tutto sta, quindi, a capire dove va la differenza. Per fare un confronto tra diversi sistemi è da tenere conto però che il costo del lavoro per il pubblico è più alto che per il privato, ed è proprio il costo del lavoro la voce nettamente più pesante per i gestori di un asilo.
I conti In totale tra mense, trasporti, spese per utenze, supplenze, manutenzioni, progetti educativi per far funzionare asili, elementari e medie (le superiori come noto sono di competenza della Provincia) nel 2014 serviranno 10 milioni di euro. Ventuno le strutture comunali a disposizione dei più piccoli: 15 asili, tre scuole materne, due centri per bambini più una sezione primavera; 730 i piccoli ospiti degli asili mentre 225 quelli della scuola dell’infanzia. Circa 200 gli addetti, dei quali 30 preparano i pasti. E sono proprio le mense la voce più pesante di tutto il bilancio: gli appalti valgono infatti 3,3 milioni di euro, comprensivi ovviamente anche del costo per i pasti serviti in tutte le scuole comunali. L’altra voce che incide sul bilancio si chiama «trasporti», per garantire i quali il Comune mette sul piatto 1,2 milioni. Secondo l’ultima rilevazione di palazzo dei Priori fatta in occasione del bilancio di previsione, il costo totale degli asili è coperto per il 72% dai genitori dei bambini. Ad attirare l’attenzione dei commissari poi è la voce «convenzione pulizia e custodia servizi comunali per l’infanzia», che vale 706 mila euro.
Convenzioni e spese Come spiegato dal dirigente di palazzo dei Priori Zepparelli si tratta di una convenzione per la pulizia, la custodia, la vigilanza e così via, «operatori che integrano» il lavoro degli educatori. La convenzione con una coop, che dà lavoro a circa 25-30 persone, è stata rinnovata per un anno alla fine di agosto. Quasi 450 mila euro invece (440 mila per la precisione) il Comune li dà ad un’altra coop che gestisce le tre uniche strutture comunali in cui vige un sistema misto. Qui sono ospitati in tutto 96 bambini e la voce comprende tutti i capitoli di spesa. Per prodotti vari invece come pannolini, cibo e altri beni per l’igiene personale per il 2014 sono stati preventivati 316 mila euro. «Un capitolo – dice Zepparelli – che abbiamo sempre cercato di contenere».
Margini ci sono Tirando le fila l’assessore Francesco Calabrese ha parlato di un settore dove margini per operare ce ne sono e della possibilità di immaginare, per il futuro, «l’evoluzione del sistema garantendo la qualità del servizio ma andando al contempo verso una maggiore sussidiarietà», cioè verso il settore privato fatto anche dalle tante coop che si occupano di asili. Durante la discussione ha fatto capolino un altro tema finito nelle scorse settimane al centro dell’attenzione, ovvero quello del servizio di volontariato svolto dagli anziani di fronte alle scuole durante gli orari di entrata e di uscita. Servizi per i quali vengono erogati dei rimborsi di sei euro con, alla fine, un conto che è stato giudicato troppo salato dall’amministrazione: «Fino a qualche mese fa – ha detto Wagguè – ci costava 220-230 mila euro, oggi dopo il confronto con l’Auser 146 mila. Che è sempre una cifra abbastanza alta per fare volontariato».
Fiera dei morti Da ultimo, grazie ai conti portati dal settore Servizi economici è venuto fuori come la Fiera dei Morti sia un bell’investimento per il Comune: a fronte di spese per 29 mila euro infatti, tra Tosap e contributi per i servizi gli oltre 500 ambulanti che ogni anno affollano uno degli eventi più amati dai perugini versano nelle casse del Comune tra i 260 e i 270 mila euro. «Bisognerebbe – scherza qualcuno – farne una al mese».
