L'ingresso dello storico teatro perugino

di Daniele Bovi
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Lungo i pochi metri che separano palazzo dei Priori e il teatro Pavone è sceso il gelo. Con una lettera spedita all’amministrazione comunale infatti la presidente della Fondazione del teatro Pavone, l’avvocato Nives Tei, ha rassegnato le proprie dimissioni dalla presidenza e dal consiglio di amministrazione. Il motivo della rottura è semplice: l’avvocato è stato messo costantemente in minoranza dagli altri membri del cda che hanno detto no a tutti i progetti di rilancio proposti. E così la Tei ha gettato la spugna. Quello più quotato prevedeva di dar vita ad una sorta di teatro polifunzionale. Una delle parti più importanti era ovviamente il cinema così da riportare, dopo quella di via della Viola i cui lavori di sistemazione sono quasi al termine, un’altra sala cinematografica in un centro storico dal quale in questi ultimi anni erano sparite.

Il progetto Il progetto prevedeva poi un caffè bistrot (per la mattina e per l’aperitivo serale) nell’area dove si trova la biglietteria, con una serie di prodotti tipici. In più, oltre a tutte le attività connesse al cinema, ai concerti, agli incontri e ai seminari, l’idea era anche quella di dar spazio alle compagnie di danza e teatro con una collaborazione anche con il prestigioso Piccolo di Milano. Un progetto che valeva qualcosa come 800 mila euro, di cui 200 mila che arrivano dal Comune come fondi europei. Coinvolti una serie di imprenditori come Brugalossi e Lana oltre al Consorzio Abn. Ora, con il teatro del 1717 desolatamente vuoto, si rischia anche la perdita del finanziamento. Lungo corso Vannucci c’è anche chi propugna una lettura politica della vicenda: gli altri membri del cda non vedrebbero di buon occhio l’amministrazione e così le porte sarebbero state sbarrate. Da qui la rinuncia della Tei che, contattata da Umbria24, preferisce non commentare.

Boccali amareggiato «Se la lettura fosse questa sarebbe un fatto molto grave» dice a Umbria24 un Wladimiro Boccali, sindaco di Perugia, assai amareggiato: «Capisco la presidente Tei e sono molto amareggiato – spiega – perché di fronte a tutti gli sforzi che stiamo facendo e alla necessità di unirci, sentire la presidente che si dimette perché nessuna proposta viene accolta provoca amarezza. Come rappresentante del Comune sono uno dei soci e come erogatore dei finanziamenti voglio sottolineare che da mesi non c’è una risposta. Ho scritto anche una lettera ma niente, e ora i nostri uffici spiegano che bisogna revocare il finanziamento. Da un lato sono molto amareggiato, dall’altro faccio appello al senso di responsabilità e sia chiara una cosa: stavolta non posso sentire un altro commento sullo stile “tutto chiude per colpa del Comune”».

Cernicchi ringrazia Sul tema interviene anche l’assessore comunale alla Cultura Andrea Cernicchi che, in una nota, ringrazia «l’avvocato Tei per il grande impegno profuso in questi anni a favore della cultura cittadina. L’apprezzamento per la generosità, l’orientamento all’innovazione, la sensibilità e il coraggio è generale. Nella mia funzione di amministratore municipale spero che possano determinarsi le condizioni affinché i progetti, le visioni ed i programmi cari all’avvocato Tei, come a tanti altri che li hanno animanti, partecipati e sostenuti, non si sciolgano come neve al sole. Perugia ne avrebbe a soffrire». Per il momento, però, il teatro della borghesia perugina rimane chiuso.

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