Un bollettino Tari

di Dan.Bo.

Cambiano rispetto al 2020 le date in cui famiglie e imprese di Perugia dovranno pagare la tassa sui rifiuti. Venerdì le commissioni Affari istituzionali e Bilancio hanno dato il via libera, con 17 sì e sei astensioni, alla preconsiliare della giunta che fissa le nuove scadenze: la prima rata andrà pagata entro il 31 maggio, la seconda entro il 31 luglio, la terza entro il 30 settembre e la quarta entro il 30 novembre; chi vorrà pagare in un’unica soluzione, invece, potrà farlo entro il 16 giugno. Nel 2020, primo anno in cui le bollette sono state calcolate secondo il nuovo metodo stabilito dall’Arera, le scadenze erano state fissate al 3 aprile, 3 luglio, 3 settembre e 3 dicembre.

Cosa cambia La tariffa 2021, come spiegato venerdì dal dirigente Dante De Paolis e dall’assessore al Bilancio Cristina Bertinelli, saranno parametrate sulla base di quelle del 2020, anno in cui è scattato l’aumento del 4,25%; eventuali conguagli saranno applicati con l’arrivo della prima rata 2022, così da cercare di venire incontro a cittadini e imprese in difficoltà. «La modalità di pagamento suddetta – ha detto Bertinelli – è stata possibile a seguito del disallineamento tra il Pef e il bilancio di previsione, che dà la possibilità di spostare il termine per la definizione delle tariffe al 30 giugno prossimo. Tuttavia, dobbiamo tenere conto anche della necessità dell’ente di avere un flusso finanziario in entrata derivante, appunto, dalla bollettazione».

Difficoltà Critiche sono arrivate dai banchi del Pd: nell’annunziare l’attenzione del centrosinistra, Paciotti ha sottolineato che l’eccezionale situazione attuale «avrebbe richiesto una risposta altrettanto eccezionale da parte dell’amministrazione. Se vi è una maggiore certezza rispetto al 2020, l’ipotesi del conguaglio comunque rischia di mettere in difficoltà ulteriore chi già è stato messo in crisi dalla pandemia».

I conti Per il bilancio del Comune la Tari rappresenta una delle principali fonti di preoccupazione. Nel 2020 sono stati riscossi 31 milioni su 49 mentre per quanto riguarda il 2019 mancano all’appello ancora 11,4 milioni su 47. Andando ancora più indietro, 23 milioni si riferiscono agli anni precedenti al 2015, altri 6,2 al 2016, 7,3 all’anno seguente con un totale che, aggiornato alla fine del 2020, ammonta ormai a 73 milioni di euro. Ecco perché mercoledì il presidente del collegio dei revisori dei conti, Alberto Rocchi, nel corso del dibattito in commissione sul bilancio di previsione ha spiegato che la riscossione della Tari rappresenta una «importante incognita» per i conti dell’ente, dato che «il mancato incasso può creare problemi di liquidità».

Twitter @DanieleBovi

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