I contenitori per i rifiuti

Enti e associazioni «impegnate in attività di interesse culturale, sociale e assistenziale» nel 2019 pagheranno, per quanto riguarda le loro sedi, una Tari molto più leggera. È questa la novità più importante contenuta nelle preconsiliari, approvate mercoledì dalla giunta comunale, riguardanti la determinazione delle aliquote Tasi (rimaste immutate) e Tari relative al 2019.

Tari invariata Dopo alcune rilevazioni sul territorio è stata istituita la nuova categoria che riguarda gli enti e le associazioni citate in apertura, per le cui sedi pagheranno un importo calibrato sull’effettiva produzione di rifiuti: per esempio un’utenza di 100 metri quadri che nel 2018 pagava 490 euro (essendo ricompresa nella categoria 1), nel 2019 pagherà 150 euro. Nel complesso la Tari dopo gli aumenti paventati in un primo momento e la seguente trattativa tra Comune e Gesenu è rimasta invariata «anche in virtù – spiega Palazzo dei Priori – di due azioni che verranno potenziate in futuro: efficientamento del servizio e rafforzamento della raccolta differenziata, nonché deciso contrasto all’evasione fiscale».

Sconti Le riduzioni e le agevolazioni sono le stesse del 2018 per le percentuali di rifiuti autonomamente avviate al riciclo da parte delle utenze non domestiche: la soglia deve essere superiore al 50% dei rifiuti prodotti e a seconda delle percentuali la riduzione oscilla tra il 4% e il 20%. Per le utenze domestiche che portano i rifiuti nei centri di raccolta l’incentivo per una quantità ponderata dai 100 a 500 kg è pari a 0,07 euro al kg, oltre 500 è di 35 euro. Immutato anche il quadro relativo alle agevolazioni a favore di coloro che abitano nelle zone intorno agli impianti che si trovano a Borgo Giglione, Pietramelina e Ponte Rio; a seconda della vicinanza si va da un minimo del 40% all’esenzione totale e complessivamente sul piatto ci sono 240 mila euro (nel 2018 105 mila).

Le critiche del Pd Su tasse e tariffe mercoledì il Pd è andato alla carica di sindaco e giunta: «È davvero incredibile: Romizi, rispolverando il più classico repertorio elettorale berlusconiano, continua a promettere di ridurre le tasse dopo che per cinque anni ha amministrato (male) Perugia aumentando imposte e tariffe». I dem puntano il dito contro le promesse elettorali fatte nel 2014, dall’abolizione della tassa di soggiorno e della Tosap all’applicazione di tariffe proporzionate al reddito fino a contenimento di Imu, Tasi e Irpef. «Ogni perugino – attaccano i dem – può agevolmente constatare quante delle promesse fatte da Romizi nel 2014 siano state mantenute: nessuna. Grazie alla ‘cura’ della Giunta Romizi, una famiglia media perugina di tre persone, rispetto al 2014, paga oggi in media decine di euro l’anno in più per tasse e tariffe. Un’impresa, un’attività commerciale o professionale, molto di più».

I conti I bilanci del Comune insieme a tasse e tariffe saranno dunque un argomento di campagna elettorale molto caldo. «Onestà intellettuale – continuano – avrebbe imposto di ricordare non solo che dal 2015 tutti i Comuni possono ‘spalmare’ i debiti in 30 anni, ma anche che ogni anno a Perugia continuano a mancare 10 milioni all’appello delle entrate, essendo stato fatto poco o nulla sul versante della riscossione delle morosità. Su questo fronte l’attuale amministrazione si dimostra totalmente inefficace e continua a creare residui attivi, come sistematicamente rilevato negli ultimi anni dall’organo di revisione sul rendiconto e sul bilancio di previsione».

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