di Elle Biscarini

Ancora problemi per la maggioranza di centrodestra a Perugia. Sì, perché la prima commissione consiliare ha inviato in aula un atto per procedere alla soppressione della consulta studentesca, ma alla fine è stata costretta tra le proteste a fare retromarcia, rinviando la pratica in prima commissione per approfondimenti. La soppressione sarebbe motivata dalla non funzionalità delle consulte esistenti, che non si riuniscono da oltre dieci anni. A protestare sono sia le forze di opposizioni che le rappresentanze studentesche di sinistra, che denunciano: «Il Comune non convoca le consulte e poi le scioglie dichiarandole inutili. Inammissibile tentativo di silenziare idee politiche opposte».

Il motivo A prendere posizione i sindacati studenteschi di Sinistra universitaria-Udu Perugia, Rete degli studenti medi, Link coordinamento universitario e Unione degli studenti. All’origine del tentativo di eliminare la consulta ci sarebbe il Testo unico degli enti locali 2023 che imporrebbe l’eliminazione di tutti quegli organismi non ritenuti indispensabili. Tuttavia, fanno notare studenti e opposizione, «la giunta comunale non l’ha mai convocata». E ora al posto della consulta studentesca, la proposta dell’amministrazione Romizi è quella di introdurre una consulta dei giovani, «più annacquata» e meno democratica, secondo Udu.

Difficoltà di dialogo Per Margherita Boniotti dell’Unione degli studenti, la proposta è «inaccettabile». La consulta, infatti, «potrebbe essere uno spazio fondamentale per la costruzione di una proposta condivisa e rappresentativa di tutte le esigenze di chi vive il nostro territorio». Per Nicholas Radicchi, coordinatore di Udu la pratica fa sorgere «il dubbio che la maggioranza di destra stia tentando di sopprimere quei contenitori che non incontrano il suo favore. Infatti, la componente studentesca è largamente rappresentata da associazioni di sinistra. Tale atteggiamento, se confermato, risulterebbe molto grave e antidemocratico»

Un passo indietro Si schierano dalla parte degli studenti anche Pd e M5s. I primi, accusano l’amministrazione di operare «per simpatie politiche», tagliando fuori dal dibattito cittadino «intere categorie di persone». Per la capogruppo del M5s, Francesca Tizi, la soppressione non sarebbe necessaria. «L’obbligo – spiega – di abolire gli organismi che non sono ritenuti indispensabili», non si applicherebbe al caso di specie, «perché le consulte degli studenti e dei consumatori assumono grande rilievo in termini di partecipazione. Entrambe, purtroppo – continua la capogruppo – non sono state rese operative per volontà degli assessorati competenti, così come è accaduto per il Forum delle disabilità, pur se di quest’ultimo si chiede il mantenimento nell’elenco. Ciò vuol dire che chi governa la città ha scelto di non confrontarsi con intere categorie». Una cancellazione che secondo la consigliera sarebbe «un passo indietro rispetto a quanto già acquisito».

La risposta A rispondere, è il capogruppo di Forza Italia Giacomo Cagnoli, il quale ha spiegato che la soppressione non deriva da «alcuna simpatia politica, visto che gli uffici hanno evidenziato come le due consulte di cui si propone l’abrogazione, non si riuniscono rispettivamente dal 2009 e dal 2013». Fatto questo, che ne dimostrerebbe la non indispensabilità. Cagnoli ha comunque evidenziato che l’eventuale abrogazione della consulta degli studenti non comporterebbe la cancellazione di ogni tavolo di confronto coi giovani. «Ci sono – spiega il capogruppo – diversi altri organismi che danno voce ad un numero più esteso di cittadini rispetto ai soli studenti». Il consiglio ha deciso di rinviare la discussione alla prima commissione per ascoltare tutte le parti, studenti compresi.

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